Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
non perda di vista i lineamenti di lungo perio do che nella storia di quegli anni si intrecciano e si definiscono in forma nuova.
spetta un compito assai più complesso di quanto Le Corbusier volesse far credere. Inol tre, più si deteriora l ’ organizzazione territoria le a causa di scelte particolari, più si sclerotiz- za nel tenace intrico di opere mal progettate, ma troppo durature, più diviene urgente af frontare l ’ urbanistica in termini reali, non poe tici, non illusori. Converrà quindi cercare in altre direzioni quali strumenti conoscitivi esistano per aiutare l ’ analisi dell ’ organizzazione territoriale, l ’ in terpretazione dei meccanismi di sviluppo, la formulazione degli obiettivi e dei progetti di pianificazione. A questo sembrerebbe di poter far fronte più facilmente che nel passato grazie all ’ aumento della produzione editoriale, che pare finalmente essersi adeguata alla fame di testi urbanistici: basta prendere in esame quelli più recenti per rendersi conto della quantità e dell ’ estensione dei campi indagati. L ’ attenzione all ’ urbanistica come scienza è relativamente recente e questo spiega in parte la scarsa conoscenza storica che se ne ha, pur dovendone rinoscere l ’ importanza, tutt ’ altro che trascurabile, nell ’ interpretazione dei rap porti attuali tra uomo e ambiente. Lo stato delle ricerche di storia dell ’ urbani stica, per quanto sapientemente ricostruito, è tutt ’ altro che esauriente: la maggior parte dei materiali, che già più di mezzo secolo fa Lave dan aveva indicato come fonti 1 , giace inutiliz zato negli archivi. Per intraprendere nuove ri cerche può essere utile il libro di Bortolotti, re datto proprio con l ’ intento di fornire indica zioni su strumenti e metodi. Anche altri ricercatori, particolarmente quelli legati alla rivista «Storia Urbana», ave vano sentito l ’ urgenza di chiarire i metodi di ri cerca affrontando i temi relativi alla formazio ne moderna delle città italiane. Tuttavia l ’ ap profondimento eccessivo di studi troppo parti colari fa correre il rischio di perdere di vista i riferimenti generali e di fare della cronaca: nel caso, per esempio, del numero dedicato ai tra sporti collettivi a volte sembra perdersi il filo conduttore della ricerca a favore della mera se quenza degli avvenimenti {Città territorio e trasporti collettivi: Lombardia Milano Firenze e Bologna, «Storia Urbana», III, n. 7, Genna io-Aprile 1979).
Rassegna di libri urbanistici
di Luca Marescotti Tra le novità editoriali riguardanti l ’ urbani stica spicca nelle librerie il nome di Le Corbu- sier (L e C orbusier , Precisazioni sullo stato attuale dell ’ architettura e dell ’ urbanistica, Bari 1979). La ristampa delle conferenze tenute nel 1929 promette ancora oggi nel titolo un ’ at tualità mai avuta; in questo, come in altri suoi lavori, risulta sconcertante l ’ abisso tra un ’ ur banistica, ideata nel nome del buon senso e delle «leggi della natura», e la realtà dell ’ orga nizzazione territoriale. Le Corbusier si sforza di presentarsi realista, ma come si era defilato dai grandi eventi che scuotevano il mondo, co sì la sua analisi del mondo è deliberatamente sfumata. Qui «attuale» è un non-senso, come non sensi sono le sue descrizioni poetiche delle fa velas di Rio de Janeiro (come se fossero frutto di una volontaria essenzialità, nobilitata dalla povertà, piuttosto che effetto dell ’ emargina zione), la presentazione dell ’ Uw/tó di Abitazio ne a soluzione della questione delle abitazioni, e gran parte delle sue idee urbanistiche. Tutto sommato, nonostante l ’ acutezza della biogra fia progettuale scritta da Tentori (F. T entori , Vita e opere di Le Corbusier, Bari 1979), resta difficile comprendere la sua posizione di fronte alle trasformazioni e alle tragedie sociali e, d ’ altra parte, è rischioso divulgare acritica mente le sue idee urbanistiche. Il fatto è che oggi ai politici e agli urbanisti
1 P. L avedan , Qu ’ est-ce que l ’ urbanisnte? Introduction à l ’ histoire de l ’ urbanisme, Paris 1926.
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