Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

sori e province viene spiegata attraverso l ’ in terpretazione della funzione dello Stato rispet to allo sviluppo capitalistico, mettendo in luce l ’ abilità e la pericolosità di certe politiche no minalistiche, «nel senso che, di fronte a riven dicazioni concrete, la predisposizione di inno vazioni che hanno l ’ obiettivo di sgonfiare le tensioni, lasciando sostanzialmente tutto im mutato, diventa la risposta migliore per le for ze che detengono il potere» 3 . Il quadro istituzionale del governo del terri torio va senza dubbio completato con lo stu dio delle finanze locali, argomento su cui spes so sono impostate le teorizzazioni sulla crisi delle città. Per questo argomento si può segna lare il libro curato da Segre, che, come la mag gior parte di saggi analoghi, risente di un ’ ec cessiva settorialità, mentre sarebbe ora di in dagare sui rapporti tra finanze locali, spesa pubblica e strategia di sviluppo urbano (G. S e gre [a cura di], Governo locale, autonomia, dipendenza finanziaria, Milano 1979). A proposito del tema «governo locale» si possono citare due diverse linee interpretative: una tesa alla costruzione di una teoria generale del governo locale, o della sua crisi, l ’ altra in vece particolarmente attenta alle trasformazio ni territoriali e alla loro pianificazione. Alla prima appartiene ad esempio la raccolta di saggi curata da Ceccarelli (P. C eccarelli [a cura di], La crisi del governo urbano, Vene zia 1978), che è impostata sull ’ analisi delle crisi delle grandi città come effetto di fattori esterni innescati dal rinnovamento dei processi produttivi. Si ipotizza quindi che l ’ ente locale sperimenti nuove forme di governo e di pro cessi politici, tra i quali la partecipazione come forma pilotata di creazione del consenso. All ’ interno di questo quadro sono presentati i rischi politici delle amministrazioni di sinistra formatesi dopo il ’ 75. Alla seconda linea di studio appartiene il li bro di Airaldi che affronta il significato teorico e culturale dell ’ urbanistica rispetto alla politi ca e alla pratica delle pubbliche amministra zioni (L. A iraldi , Le ragioni dell ’ urbanistica, Venezia 1978). Lo studio, il cui filo condutto re non è sempre bene evidente, non è più fina lizzato all ’ individuazione di una teoria genera le, ma alla responsabilizzazione delle ammini strazioni pubbliche verso un affrancamento dalla logica della rendita fondiaria e dello svi luppo non controllato, né inquadrato in un bi lancio programmatico. Con analoga impostazione si possono ricor dare, per esempio, le pubblicazioni della Lega delle Autonomie che forniscono agli ammini stratori strumenti manualistici per un ’ urbani stica democratica, nell ’ interpretazione del quadro legislativo esistente (si vedano le guide annuali e la collana «Amministrare l ’ Urbani- stica»; in particolare: V. E rba , Il piano urba nistico comunale, Roma 1979). Di altri libri che trattano questioni generali e teoriche dell ’ urbanistica e del governo territo riale non vale la pena parlare, mentre è utile segnalarne alcuni riguardanti precisi settori della pianificazione, anche se, come si vedrà, si è ancora lontani dall ’ avere smontato la com plessità del sistema territoriale per mostrarne lucidamente i meccanismi di funzionamento e la governabilità. Il settore, che di gran lunga è stato maggiormente oggetto di pubblicazioni, è quello della casa e dei servizi sociali, senza peraltro che si sia riusciti a sapere esattamente quanto è stato costruito o si costruisce o si do vrà costruire con precisi riferimenti territoria li. E naturalmente in assenza di queste cono scenze è piuttosto difficile parlare onestamente di programmazione. In una sola regione, la Lombardia, è stato condotto uno studio analitico per stimare, se non altro, i criteri di ripartizione degli investi menti per l ’ edilizia pubblica con una ricerca promossa dal Consorzio Regionale degli Isti tuti Autonomi Case Popolari e basata sull ’ esa me dei fogli di famiglia del censimento del 1971, operazione che non era mai stata tenta ta. Il risultato permette di valutare i rapporti tra recupero e nuove costruzioni (CRIACP, Il fabbisogno di abitazioni in Lombardia. Deficit al 1981 nei comuni della regione, Milano 1979). Inoltre la Lega delle Autonomie ha cercato di venire incontro alle esigenze dei comuni pubblicando una guida tecnica per la valuta zione del fabbisogno, strumento quanto mai opportuno data l ’ aleatorietà delle stime con dotte nel passato (M. C oppo , G. F erracuti , D. G ruttadauria , Enti Locali e fabbisogno

3 B albo , op. cit., p. 11.

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