Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

permeato da uno spirito tecnocratico e razionalizzatore, è stato quello compiuto dal socialdemocratico Mansholt. La sinistra europea non ha saputo rispondere a ciò nean che con un abbozzo di disegno di prospettiva ed è rimasta invi schiata nell ’ alternativa — peraltro falsa — politica dei prezzi / politica delle strutture, che ovviamente è quella che esaspera i contrasti di interesse fra le diverse agricolture e divide la sini stra stessa. Col risultato che si finisce per subire il prevalere de gli interessi che hanno gestito l ’ attuazione dell ’ integrazione eco nomica europea facendo proprio dell ’ agricoltura l ’ elemento cardine per la costituzione di un ’ area sovranazionale di libero scambio in grado di consentire il proseguimento dei meccani smi di sviluppo promossi nei singoli paesi e di fatto orientati verso una crescita dei divari. In realtà oggi si assiste al progressivo disfacimento di quel disegno tradotto nella politica agraria comune, ma più per un oggettivo accrescersi delle tensioni internazionali e per il rifles so di mutati rapporti sul mercato che per il prevalere di una li nea contrapposta dalla sinistra. E tutto ciò ovviamente non può che ostacolare il cammino della trasformazione anche a li vello nazionale. In ogni caso, il terreno su cui misurarsi a livello di agricol tura europea è quello della ricerca di una strumentazione che — abbandonando la contrapposizione politica dei prezzi/politica delle strutture — tenda ad un ricongiungimento della politica agricola, regionale e sociale, per fare uscire il pro blema della politica agraria comune dal ghetto delle forze cor porative interne al settore e per avviare interventi capaci di af frontare, con una impostazione programmatica gli inderogabili problemi di riequilibrio aziendali, territoriali e sociali, che rap presentano ormai facce diverse della stessa medaglia e sono l ’ ostacolo reale ad un rilancio del processo di integrazione eu ropea opposto a quello costruito sugli interessi dei gruppi capi talistici e delle forze conservatrici e moderate dominanti. In tutto questo, non bisogna dimenticare quali grosse in cognite si addensano sulle vicende internazionali e quali riflessi esse possano avere anche sull ’ agricoltura. La situazione sui mercati mondiali dei prodotti agricoli è estremamente incerta e non tende al miglioramento 23 . Si stima che la popolazione mondiale arriverà solo fra cin que anni fino quasi a cinque miliardi, con un tasso di crescita annuo del 2%. Per oltre la metà di questa popolazione la dispo nibilità alimentare pro-capite, invece di crescere o rimanere co stante, tende a decrescere con un saggio annuo vicino all ’ 1%. Questi paesi sono perciò divenuti fortemente dipendenti dagli approvvigionamenti alimentari dall ’ estero, il che vede come contropartita un aumento notevolissimo dell ’ apporto delle aree capitalistiche sviluppate alle esportazioni totali dell ’ ordine di ben 10 punti percentuali (dal 59,2% al 69,5% dal 1964 ad og gi) 24 : un aumento, cioè, del potere di controllo internazionale

23 Vedi gli ultimi numeri della rivista «Le commerce international en 1977, 1978», Génève. 24 La situation mondial de l'alimentation et de l ’ agriculture, Roma 1975 e 1978.

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