Problemi della transizione 1980

Premessa

di Renato Zangheri

Questo convegno nasce dal bisogno che sentiamo di com piere un esame serio, non di maniera, anzi critico e rigoroso, della realtà emiliano-romagnola e della nostra presenza e azio ne all ’ interno di questa realtà che è rapidamente mutata, sia a livello delle strutture, sia a livello politico, del vivere quotidia no e della cultura. La situazione cambia e si sente una esigenza acuta di aggiornamento dei dati di fatto e anche di ripensamen to, di riformulazione dei problemi coi quali ci siamo confronta ti negli anni passati. E anzi credo che si debba dire con fran chezza che troppo spesso negli ultimi anni noi abbiamo ripetu to giudizi dell ’ esperienza regionale complessiva e dell ’ esperien za, in particolare, del movimento operaio e della sinistra, data ti se non errati. Una esperienza ricca, indubbiamente, che è sta ta però come resa opaca da una mancanza di sufficiente rifles sione; una esperienza che pure è piena di possibilità di espres sione e di autoconsapevolezza. Come rispondiamo alle domande nuove che si pongono? Siamo soliti dire che rispondiamo con ritardo, ma credo dob biamo respingere la categoria del ritardo, che è una categoria di giustificazione, e che è certo una categoria insufficiente. In real tà noi abbiamo qualche volta difficoltà a capire quello che av viene, anzitutto l ’ attuale sviluppo del capitalismo a scala regio nale, nazionale e anche a scala internazionale; abbiamo diffi coltà ad essere laici, che vuol dire più liberi da schemi del pas sato entro i quali ci siamo mossi e dai quali dobbiamo liberarci. Uno schema, per esempio, riguarda il giudizio sulla condizione dell ’ economia della nostra regione, sulla quale del resto in que sti ultimi anni c ’ è stata molta ricerca e molto dibattito. È una economia che ha dimostrato di possedere forti capacità di espansione, che ha registrato ritmi di sviluppo molto elevati, ma che è basata sulla piccola impresa, spesso sulla piccolissi ma, ed esce quindi da uno schema, prevalente anche fra i mar xisti: quello che lo sviluppo del capitalismo è più dinamico, più innovativo là dove esiste invece la grande impresa. E di qui tut ti i tentativi non riusciti di capire che cos ’ era la realtà economi ca emiliana. Si era detto: questa piccola impresa è subalterna, non è che una appendice del triangolo industriale. Poi si è capi to che invece aveva una propria autonomia, una propria vitali tà, che è andata negli ultimi anni al di là delle stesse capacità espansive del triangolo industriale. È stato allora introdotto

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