Problemi della transizione 1980
L ’ Emilia-Romagna fra crisi e trasformazione
dall ’ istituto Gramsci nel passato recente sulla ricerca in agricol tura e sull ’ università e le ricerche aperte dalle sue sezioni di la voro e dalla rivista «Problemi della Transizione») e delle inda gini e delle iniziative che abbiamo avviato con la collaborazio ne di studiosi, Istituti e Centri di altro orientamento politico e culturale. Ci sembra indispensabile pertanto cogliere in che misura e in quale direzione siano mutati i caratteri che fanno la diversità positiva di questa regione e il ruolo che essa può e deve giocare nel rilancio di uno sviluppo equilibrato e razionale del paese che punti sul nesso produzione-uso delle risorse, sul riequili brio del territorio, sulla difesa dell ’ ambiente, sul raggiungimen to di livelli più elevati e meno diseguali della vita individuale, sociale e istituzionale. E inoltre comprende i modi, talora an che notevolmente diversificati, con i quali il movimento ope raio e contadino organizzato, le forze progressiste, e soprattut to i giovani e le donne, si sono rapportati e si rapportano oggi al cambiamento, ai processi di trasformazione e alle politiche di sviluppo cittadino e regionale, ai mutamenti di ordine socia le e culturale che li influenzano e che ne conseguono, alle gran di questioni nazionali, prima fra tutte: la difesa e lo sviluppo della democrazia, la riforma dello Stato, il governo del paese. Il tutto senza mai perdere di vista tanto il ruolo e il compito na zionale dell ’ Emilia-Romagna, quanto il suo crescente volume di rapporti con l ’ Europa. È fuori di dubbio che tanto il modo in cui qui si è manife stata e si manifesta la crisi, quanto l ’ azione e l ’ iniziativa svilup pata dalle forze di sinistra e da quelle progressiste per fronteg giarla e per consolidarne quei caratteri che fanno della nostra regione uno dei punti alti dello sviluppo democratico e delle contraddizioni dell ’ intero paese, hanno impresso un ritmo e una qualità superiori alla riflessione e al confronto e hanno in fluito in modo determinante sul loro andamento e sulla loro di rezione. Credo si possa sostenere che i comunisti hanno esercitato su queste analisi e su queste riflessioni un doppio effetto ege monico e perché hanno affermato presso larga parte di ricerca tori e di studiosi il principio dello stretto e necessario collega mento che deve porsi fra la situazione regionale e quella nazio nale e perché hanno avanzato sul piano nazionale il tema politi co più importante e meno eludibile di questi anni: quello dello stretto rapporto che si pone fra la governabilità del paese, la politica di unità delle forze democratiche e la presenza dei lavo ratori nelle funzioni più importanti di governo. Ma occorre al tresì sottolineare che il secondo degli effetti di cui si diceva si è mostrato spesso con i tratti classici di un caso di egemonia irri solta e proprio in quanto tale ha portato con sé risultati con tradditori e fuorvianti se è vero come è vero che sovente, specie nei periodi più caldi dello scontro politico, la lettura della real tà regionale è stata influenzata in modo massiccio, quando ad dirittura non determinata meccanicamente, dal giudizio espres so dai diversi orientamenti politico-culturali relativamente alla nostra proposta politica nazionale.
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