Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
2. Mi sembra questo il momento più adatto e il nostro se minario la sede più idonea per chiedersi se, in quale direzione e in che misura l ’ azione della crisi insieme ai progressi di trasfor mazione avviati negli ultimi anni, abbiano inciso sui caratteri propri della diversità positiva di questa regione. E ancora quali siano i tratti essenziali del quadro entro il quale far maturare e crescere a livello di massa le scelte e gli orientamenti capaci di sostenere e di spingere in avanti una po litica di sviluppo all ’ altezza delle esigenze del Paese e della Re gione per gli anni ’ 80. Non è di scarsa utilità, crediamo, portare a sintesi gli sfor zi che da più parti si sono fatti e si fanno per comprendere verso quale direzione si è venuta e si va modificando la struttura pro duttiva della regione, quali cambiamenti ha registrato l ’ intero modo di produzione che già all ’ inizio degli anni ’ 70 si presenta va qui con caratteri suoi propri che non avevano riscontro in altre parti del paese: una forte integrazione tra agricoltura e in dustria e fra città e campagna; una prevalenza della piccola e media impresa; una presenza consistente e incisiva della coope razione. E ancora una agricoltura moderna, ad alto contenuto tecnologico che «ha acquisito tratti capitalistici» e uno svilup po dell ’ attività produttiva di tipo industriale che non è stata ac compagnata e seguita da rimarchevoli fenomeni di urbanizza zione e di proletarizzazione, ma che anzi ha visto il parallelo sviluppo di una fitta e diffusa rete di servizi, e non è stata inve stita se non in modo assai parziale da fenomeni di degrado e di «ingovernabilità urbana». Una considerazione del tutto particolare merita poi, anche per le implicazioni di valore nazionale che, al riparo di ogni curvatura meccanicistica, se ne possono trarre, il fatto che l ’ azione combinata e certamente non sempre convergente degli imprenditori, delle istituzioni, delle forze sociali abbia evitato alcune delle più clamorose e drammatiche irrazionalità dello sviluppo capitalistico. E però necessario, prima di procedere oltre, ribadire alcu ni dati sintetici che potranno anche apparire scontati, ma che tuttavia la maggior parte delle riflessioni continua ugualmente a lasciare in ombra: in primo luogo questo tipo di sviluppo si è venuto costruendo in un lungo arco di tempo, nel corso di anni difficili e importanti, che hanno visto costantemente il movi mento operaio all ’ opposizione, e non per sua scelta o vocazio ne, nel paese e al governo, sostenuto da un ampio consenso po polare, in questa regione. In secondo luogo si configura oggi come la risultante dell ’ azione congiunta e certamente non sempre concorde di molte forze fra le quali ha avuto grande peso e grande rilievo, anche come componente di maggioranza del governo della re gione e delle grandi città, quella del movimento operaio orga nizzato; in terzo luogo che i caratteri di questo sviluppo non soltanto non sono da considerarsi acquisiti un volta per tutte ma sono costantemente sottoposti a modifiche e trasformazio ni. Da ultimo questi stessi caratteri, per il fatto di essere legati tanto a una particolare figura di imprenditore, quanto alla di namica delle forze in campo e all ’ esistenza di particolari econo mie esterne, non sono né trasferibili in mdo meccanico altrove e neppure legati in modo deterministico alle vicende delle altre economie regionali e di quella nazionale.
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