Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
Trasformazione o ridistribuzione del potere?
di Augusto Barbera
I Uno dei punti di forza della strategia politica della transi zione — il processo di riforma dello Stato — è in crisi. Ed è una crisi che investe gli stessi presupposti teorici di tale processo. Alla contestazione della legittimità del potere statale da parte di aree non marginali di ceti intellettuali e giovanili, alla perdita di credibilità delle istituzioni, agli atteggiamenti econo- mistici di forze sociali organizzate la sinistra ha contrapposto una strategia, che ormai viene da lontano, che punta non sulla mera difesa di questo Stato ma sulla sua trasformazione. Un processo di riforma dello Stato che attraverso una let tura avanzata di tutte le disposizioni costituzionali realizzi for me intense di «socializzazione» del potere, restringa la dicoto mia fra cittadini e produttori, consenta al potere dei lavoratori in fabbrica di avere uno sbocco politico, trasformi l ’ espropria zione economica del lavoratore in potere politico del cittadino. Perni di questa strategia: a) lo sviluppo di tutta la rete delle assemblee elettive (dal quartiere al Parlamento: secondo una fe lice espressione, ormai rituale) come sviluppo di sedi della so vranità popolare in grado di dare forza e capacità di intervento unificante alla «politica»; b) l ’ ancoraggio delle istituzioni rap presentative alla forza dei partiti di massa; c) l ’ intreccio delle forme della rappresentanza politica con momenti di democra zia diretta sia dei cittadini sia dei produttori; d) lo sviluppo di una robusta rete di garanzie che riconosca in spazi di libertà di lavoratori, cittadini, studenti la via per trasformare dall ’ interno la fabbrica, la scuola, la famiglia, i corpi separati e le altre for me del potere borghese. Una strategia che supera i modelli clas sici della democrazia liberale che esauriva essenzialmente nelle assemblee parlamentari le espressioni della sovranità popolare; consente la ricomposizione sul territorio dei poteri pubblici su perando frantumazioni, sovrapposizioni, scollamenti; pone le basi per un primato robusto ma non totalizzante, della «politi ca» sull ’ «economia»; realizza un originale collegamento fra forme della democrazia politica e bisogni sociali (USL, organi collegiali della scuola, consultori, consigli agricoli di zona ecc.); contribuisce a mettere in discussione il sistema di potere DC incentrato su enti, amministrazioni parallele, corpi separa ti; costruisce diritti di libertà non solo nei confronti del potere statale (secondo i vecchi modelli garantistici), ma altresì nei confronti dello stesso potere privato. Una strategia — non dimentichiamolo — che ha consenti to risultati di rilievo: l ’ istituzione delle Regioni; lo smantella mento di migliaia di enti inutili o inutilmente interferenti con i
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