Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

nutrita letteratura della nuova sinistra (ma cosa significa oggi nuova sinistra?) che riscopriva tematiche neoliberali sulle fun zioni e sul ruolo delle Istituzioni e dei partiti — sia perché espressione di un ambiente politico e culturale che aveva condi viso con noi la strategia di sviluppo delle assemblee elettive, e che aveva anzi partecipato ad alcune battaglie significative e sia perché le posizioni della nuova sinistra si riallacciano a più am pi e complessivi timori per il manifestarsi di «ombre autorita rie» ad opera di un partito comunista uscito dal ghetto dell ’ op posizione e di fronte a cui l ’ unico atteggiamento ritenuto possi bile (confortati da pessime traduzioni italiane di Offe e Haber mas e dal sostegno di attivissimi cugini d ’ oltralpe) è la ricerca di spazi e di garanzie per la società civile non certo una diversa or ganizzazione di un potere statale ritenuto inesorabilmente re pressivo 6 . Quanti (e ormai sono tanti) si sono soffermati sulle ragioni di fondo della crisi della politica di solidarietà nazionale, sulla natura delle forze che la hanno contrastata, sulla caduta di ten sione nell ’ azione del movimento operaio, sui limiti complessivi degli obiettivi politici e delle azioni della sinistra in questi ulti mi anni, su limiti ora di «economicismo» ora di «panpolitici- smo» della medesima, ha perciò spesso dato anche una risposta al perché di questo riflusso. Ma a mio avviso bisogna entrare di più nello specifico della strategia di riforma democratica dello Stato. Il Quali i limiti di questa strategia di politica delle istituzioni che se pur, lo dicevamo prima, ha dato dei frutti importanti sembra essersi man mano esaurita? Se ne potrebbero indicare diversi e con puntigliosa analiticità. Qui intendo richiamare so lo alcune cause di fondo; una in particolare mi pare vada subito messa in evidenza. Finora l ’ obiettivo dominante è stato quello della ridistri buzione del potere: dallo Stato centrale alle Regioni, dagli enti della costellazione DC agli enti a base elettiva, dalle Regioni ai Comuni, dai Comuni ai quartieri, dai provveditorati ai distret ti, dai Presidi agli Organi Collegiali, dai Consigli di Facoltà «ri stretti» a quelli «allargati», dai Consorzi di bonifica alle Co munità montane, dall ’ amministrazione burocratica a quella per Collegi (con crescente e innaturale rappresentanza delle confe derazioni sindacali in quanto tali) e via dicendo (e vi è chi vuole ancora allargare il ventaglio: è l ’ altra anima di «Mon- doperaio» 7 — Mancini per fare il nome di maggior presti gio — che ritiene possibile una ancora più spinta «ridistribu zione» a favore di autonomie sindacali, sociali, territoriali). Dietro c ’ è tutta la strategia della sinistra in questi ultimi anni: le battaglie vinte e quelle perdute (o quelle vinte a metà), le al leanze maturate, complessivamente notevoli passi in avanti del la democrazia in tutte le sue forme ed espressioni.

6 E precisamente la fondazione di un ga rantismo tardocapitalista come replica di fensiva e offensiva alla morfologia diffusa e capillare del nuovo dominio e dei suoi ap parati di legittimazione: F erraioli -Z olo , op. cit. , p. 96. V. invece la diversa impo stazione di A. N egri , Per un garantismo operaio, «Critica del diritto», dicembre

1978, p. 17. 7 Democrazia conflittuale e istituzioni di Contropotere, «Mondoperaio», 1979, fase. 4, p. 73 e segg. Le posizioni di Amato e di Mancini sono antitetiche anche se en trambi compiono notevoli sforzi nel tenta tivo di conciliarle.

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