Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
pronta keynesiana, oramai sul pieno della sua crisi, o limitarsi a occuparlo? Le politiche di ridistribuzione non pagano più né nell ’ economia né nelle istituzioni. Ridotta la possibile funzione di guida del potere pubblico alla ridistribuzione della risorsa, perché trasformare la qualità stessa del potere e non ridistribui re il potere stesso? Ma oggi abbiamo davanti ancora un potere statale da ridistribuire o istituzioni da ricostruire in funzione di una programmazione dello sviluppo produttivo, di un nuovo modello i sviluppo 8 ? All ’ interrogativo «quali istituzioni?» va accompagnato l ’ altro interrogativo «quale sviluppo?». Cioè a dire: quale fondazion e legittimazione delle decisioni? Ma proprio per potere rispondere a queste domande divie ne essenziale il ruolo che possono svolgere le organizzazioni sindacali, l ’ impegno che può essere svolto da quanti sono impe gnati sul versante dell ’ « economico». Ha non poco contribuito invece alla caduta del processo di riforma dello Stato anche il nodo irrisolto potere pubblico-organizzazioni sociali; rappre sentanza generale - rappresentanza di interessi. Non mi riferi sco solo alla insensibilità delle organizzazioni sindacali per i te mi della riforma dello Stato (dalle assenze nella battaglia per la 382 e il decreto 616 ai più recenti balbettamenti sui temi solle vati nel rapporto del Governo sullo Stato della pubblica ammi nistrazione, dall ’ assenza di idee per ciò che concerne il riordino delle Partecipazioni statali alla scarsa sensibilità in ordine agli strumenti di intervento pubblico nell ’ economia); tutto somma to una giusta dose di economicismo può anche evitare il dilaga re del sindacato in campi che non gli competono (anche se qui l ’ economicismo è talmente spinto da nuocere alle istituzioni). Non mi riferisco solo alla collocazione delle parti sociali rispet to alle istituzioni. La tendenza a sostituire il diritto con i rap porti di forza, le regole con i protocolli di intesa, le leggi con l ’ autodisciplina, le riforme legislative con i contratti sindacali, pesa sull ’ efficienza e sulla credibilità delle istituzioni (che tal volta non sanno neanche chi è l ’ interlocutore, quale legittima zione abbia in un momento in cui al superamento della vecchia rappresentanza sindacale si è sovrapposta la crisi e il logora mento dei Consigli). La centralità del Parlamento e delle assem blee elettive, non poche volte ridotte a controparti sociali, non si è scontrata solo con le resistenze del sistema di potere DC e lo sfascio dell ’ amministrazione non è solo riconducibile ai governi corrotti o alla «complessità» della società a capitalismo matu ro. Né si tratta a questo proposito di chiedere genericamente il ripristino della autorità dello Stato e il recupero del valore del la legge, come pur da sinistra si è fatto, atteso che per rafforza re il senso dello Stato e del diritto non vi è altra strada che por tare avanti con decisione il processo di riforma democratica dello Stato e lottare per un diritto nuovo 9 . Del resto, è in questa lotta per un nuovo diritto e uno Stato più democratico che il sindacato italiano, così positivamente diverso dagli altri sinda cati dell ’ occidente, ha costruito brani di potere vigoroso per la
8 Sul punto abbiamo insistito, a proposito dei limiti gravi incontrati dal sistema delle autonomie, in Le Regioni dieci anni dopo, «Democrazia e diritto», n. 6, 1979. 9 V. Diritto e politica cit., p. 84 e segg.
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