Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
ni, e le assemblee elettive in modo particolare, collegando insie me «politica» ed «economia», evitando sia la Cogestione Cor porativa, sia l ’ illusione socialdemocratica che esse possano col locarsi al di sopra dello scontro sociale, sia l ’ errore estremista che vede nelle stesse la proiezione meccanica dello scontro di classe, una mera appendice del sistema economico-sociale. Una risposta prevalentemente in termini istituzionali viene invece (a differenza di Amendola) da Giuliano Amato 12 e da quanti dopo di lui hanno seguito la strada della risposta all ’ « ec cesso di domanda» (secondo la nota definizione della Trilateral Commision), e all ’ ingovernabilità che ne consegue, in termini presidenzialistici. E se fino a qualche tempo fa si poteva ad essi muovere l ’ accusa di una riduzione del «politico» all ’ «istituzio nale» e dall ’ «istituzionale» al «governativo», il saggio pubbli cato su «Transizione» colma in parte la lacuna e investe anche 11 vasto campo del «vecchio e nuovo sociale». Su un punto non vi può non essere accordo: la sinistra de ve fare i conti con il tema delle istituzioni in maniera ancora più stretta e ravvicinata. Il movimento operaio ha avuto una politi ca nel sociale e nelle istituzioni; è stato sempre più restio per li miti leninisti ed economicisti a darsi una politica delle istituzio ni. L ’ avvicinarsi alle soglie del potere negli anni 70-77 è stato decisivo per porre al centro i temi della riforma dello Stato; ed anche con i risultati positivi prima indicati. Non si può accetta re passivamente di arretrare e non si può non analizzare con la necessaria spregiudicatezza quali sono stati i limiti della nostra azione; segni in questa direzione non mancano: si è parlato di eccessiva fiducia nei poteri demiurgici della «volontà politica» 13 o si è messo in rilievo il divario fra la consapevolez za iniziale delle «condizioni di crisi, di dissesto, di degradazio ne delle strutture pubbliche» e dei problemi che ciò poneva al movimento operaio «e l ’ effettiva capacità di dominarsi» 14 . Ili Ma non è solo il pur drammatico dissesto degli strumenti di intervento pubblico che viene in rilievo; i nodi non affrontati investono anche delicati aspetti teorici di portata strategica. «Lo stallo di partiti e sindacati» — è stato detto — «ri manda allo stallo della forma Stato» 15 . Ho già fatto riferimen to a rilevanti limiti di fondo (da un lato redistribuzione del po tere non accompagnata dalla ricomposizione dello stesso, dall ’ altro la degenerazione neocorporativa), originato più da cause esterne — le condizioni in cui si è stati costretti a operare — che interni alla nostra visione strategica del processo di ri 12 Un tentativo di spiegazione del perché
dei caratteri di questa proposta in S tame , Crisi, diritto, politica, «Quaderni piacenti ni», ottobre 1979, p. 6, in quanto affaccia ta all ’ interno di un partito «che ha scarsi le gami con le masse lavoratrici e quindi ten de a formarsi una base di legittimazione prevalentemente politica anziché sociale». 13 F. Di G iulio , Un ministro ombra si confessa, Milano 1979, p. 39 e segg. 14 G. N apolitano , In mezzo al guado, Roma 1979, pp. XVII-XVIII. 15 A. A rdigò , La crisi neocorporativa, «Appunti di cultura e politica», n. 10, 1979, p. 6.
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