Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
ra rispondente alle crisi delle forme tradizionali di mediazione nel sociale e alla necessaria selezione delle domande nelle socie tà complesse in cui i conflitti fra interessi tendono a corporati- vizzarsi e a perdere capacità di rappresentazione e composizio ne attraverso centri unificanti 16 . Ma chi finora è stato in grado di indicare una altrettanto valida strategia di espansione della democrazia, alternativa a quella che fa perno sullo sviluppo dell ’ intera rete delle assem blee elettive? Ciò non toglie che si debba avere coscienza dei punti deboli anche di livello teorico di questa strategia e che si debba dare risposta agli interrogativi che sorgono; in particola re sia in ordine al ruolo delle assemblee elettive — che commet tendo peccato di giuridicismo sovrastrutturale abbiano distac cato dal ruolo e dalla collocazione dei partiti politici — sia in ordine al ruolo dell ’ esecutivo, e quindi all ’ esigenza delle assem blee stesse di avere un interlocutore in grado di dare ad esse au torevolezza e respiro. Ma tenendo ferma una duplice convin zione: che nessun governo svincolato da una robusta e capillare rete di assemblee elettive potrà mai avere capacità di governare una società complessa che richiede processi capillari di ricom posizione e di unificazione di volontà; e che le macrodecisioni non si sono avute non perché i governi sono deboli e instabili ma perché è stata proprio l ’ assenza delle grandi prospettive ri formatrici a rendere deboli e instabili i governi. IV Alcuni interrogativi sono venuti fuori anche nel precedente fascicolo di questa rivista: Baget Bozzo, nel prospettare una via che si muova non nella linea di una riforma autonomistica di questo Stato ma in una più spericolata «uscita dal modello del lo Stato Centrale e del diritto uniforme» mette in discussione assieme alla strategia che fa perno sull ’ articolazione delle as semblee elettive lo stesso modello statale sorto dalla tradizione assolutistica e giacobina 17 . Luigi Graziano pone sia il problema dei rapporti fra «burocrazia» ed autogoverno sia il vasto e fon damentale problema dei rapporti fra assemblee rappresentative e società civile in una società «che si differenzia sempre più e che è sempre più difficilmente rappresentabile nell ’ interezza delle sue istanze» e in cui «occorre pensare arene che siano al contempo autonome della politica elettorale e capaci di incide re sul sistema e sulla sua trasformazione» 18 . Giuliano Amato, in particolare, torna a chiedersi se dietro l ’ espansione notevole del potere delle assemblee elettive di questi anni non siano i ten tacoli del sistema dei partiti politici e se dietro il progressivo smantellamento di vecchie forme di organizzazioni corporative del «sociale» avviato con il decreto 616 (e da Amato condiviso: anche perché a tale smantellamento ha contribuito) non vi sia una visione totalizzante del potere pubblico e quindi del siste ma dei partiti politici; e se non sia da correggere una strategia che indebolisce l ’ esecutivo ed espropria il sociale. È stato giusto
zione», a. I, 1979, n. 2, p. 65, anche con effetto di ciò che in altre sedi (vari articoli su «Repubblica») chiama il corporativismo frammentato delle società radicali. 18 L. G raziano , Eurocomunismo, transi zione e pluralismo, «Problemi della Transi zione», a. I, 1979, n. 2, p. 45.
16 Vedi in riferimento ai termini nuovi in cui si collocano i sistemi di rappresentanza, A. P izzorno , Scambio politico e identità collettiva nel conflitto di classe, «Rivista Italiana di Scienza Politica», n. 2, 1977. 17 G. B aget -B ozzo , Democrazia e que stione nazionale, «Problemi della Transi
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