Problemi della transizione 1980

Trasformazione o ridistribuzione del potere?

10 smantellamento del vecchio «sociale», ormai «ferito a mor te» dal decreto 616, dalla riforma sanitaria e da altre leggi recenti 19 . Ma così continuando non si finisce — si interroga Amato — per snaturare definitivamente il rapporto potere politico-società civile travolgendo istituzioni sociali e corpi in termedi per affidarsi alla fragile «virtù» dei governanti? Sono i punti a) e c) prima indicati che vengono in rilievo: il rapporto partiti-assemblee elettive e il collegamento fra forme della rap presentanza generale e rappresentanza delle categorie. A questi temi ho già avuto modo di dedicare attenzione in altre sedi 20 . In esse ho già sottolineato l ’ innaturale connubio e perfino la concordanza di accenti che su questi temi si era venuta a de terminare subito dopo l ’ approvazione del decreto 616 fra Ama to, mons. Benelli e Piccoli: il primo preoccupato per la sorte di nuove e possibili espressioni del sociale, l ’ altro preoccupato per la sorte degli enti di assistenza, e l ’ altro ancora preoccupato per 11 depotenziamento di apparati burocratici e amministarzioni parallele funzionali al sistema di potere DC 21 . Ho già sottoli neato altresì come sia fuorviante cogliere solo il nesso assem blee elettive - partiti politici e non cogliere il nesso fra la costru zione di una rete di assemblee elettive e la partecipazione delle masse, fra nuova articolazione del potere e possibile sviluppo di una politica di trasformazione. Non voglio certo esorcizzare problemi né sottovalutare la serietà delle impostazioni di Giuliano Amato cui va riconosciu to il merito di avere aperto con coraggio una discussione che se non utilizzata per creare alibi e diversivi può essere utile e fe conda per la vita delle nostre istituzioni. Non si può non riflet tere, ad esempio, con spirito laico e secolare, sia sulla pretesa della sinistra che lo Stato e la politica riflettano organicistica- mente la totalità dei rapporti sociali e sia contemporaneamente sull ’ esigenza di rafforzare gli esecutivi. Sono temi con cui, al di là delle singole soluzioni prospettate da Amato e altri, le forze politiche e culturali hanno già cautamente cominciato a misu rarsi abbandonando anche la convinzione che fuori di Italia ci siano solo leggi truffa e regimi semiautoritari. Lo spazio per la discussione è ampio: purché il rafforzamento dell ’ esecutivo esalti e non mortifichi il potere di indirizzo e di controllo delle assemblee elettive; purché la direzione delle assemblee centrali rafforzi le autonomie e non le mortifichi; purché le forme di de mocrazia diretta siano tali da dare spazio a un sociale avanzato e non regressivo, e non sostituiscano alle manipolazioni dei partiti quello dei massmedia; purché le «voci professionali e tecniche» non si chiudano in spazi separati e corporativi, pur

enti, tradizionalmente «separati», nell ’ am bito di indirizzi politici di assemblee elet tive. 20 Alle quali sono costretto a rinviare: sul nesso partiti-assemblee elettive e sul colle gamento fra forme della rappresentanza generale e rappresentanze di categoria ho già discusso in Dopo la 382: problemi aperti per la riforma dello Stato, «Demo crazia e diritto», 1977, fase. 3, p. 515 e segg. Agli altri limiti della nostra azione nella politica delle istituzioni ho dedicato alcune pagine in Le regioni dieci anni do po, «Democrazia e Diritto», 1979. 21 V. i riferimenti in Dopo la 382: proble mi aperti per la riforma dello Stato cit. , p. 506 e segg.

19 Ma è proprio vero? Consorzi di bonifi ca, Federconsorzi, Camere di Commercio, Enti turistici, Enti economici nazionali e locali a base corporativa in genere rappre sentano un problema già risolto per la sini stra? A giudicare, per limitarci ai casi citati da Amato, dalle polemiche di questi giorni in Emilia-Romagna direi proprio di no. Mi riferisco alla barriera eretta da impor tanti ambienti della DC, con l ’ aiuto di iso lati ambienti all ’ interno del PSI, al tentati vo della Giunta Regionale di mettere in di scussione alcuni di questi enti perché inutili — gli enti turistici — o inutilmente interfe renti con le competenze di assemblee eletti ve (Consorzi di bonifica montana) o al ten tativo della Regione di ricondurre gli altri

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