Problemi della transizione 1980

Politica della scienza

ranno sentire fra un numero non piccolo di anni. Un risultato altrettanto sensibile, ma più immediato, può viceversa venire dalla chiusura al traffico automobilistico dei centri storici. An cora più decisiva, per la riduzione dei consumi energetici nei trasporti, sarebbe una pianificazione territoriale che riaggre gasse le funzioni produttive e del tempo libero, così da abolire la piaga del pendolarismo: in questo caso, però, i tempi di at tuazione, e quindi di ritorno «energetico», risulterebbero assai lunghi. La gestione razionale del territorio può insomma svolgere un ruolo decisivo per quanto concerne la conservazione dell ’ energia, e non solo nel caso dei trasporti. Più in generale, il ricupero ottimale delle cosiddette energie di scarico (di norma calore a media e bassa temperatura) da processi produttivi o di consumo presuppone una pianificazione territoriale che orga nizzi la contiguità fra i potenziali utenti ed i potenziali erogato ri di tali energie. Non solo: una reale ottimazione deve integra re proficuamente anche lo sfruttamento delle risorse energeti che proprie del territorio, siano esse idriche, geotermiche, sola ri, rifiuti organici. Ed ancora: una corretta gestione territoriale può aumentare la disponibilità di quest ’ ultime risorse. Si pensi ad esempio al riassetto idrogeologico di aree oggi disastrate, che sarebbe in grado di incrementare le risorse idriche utilizza bili o — più modestamente — ad una applicazione estensiva dell ’ uso plurimo delle acque. Emblematico del rapporto energia-territorio è in partico lare il problema dei consumi energetici nell ’ edilizia. Come è no to, la storia più recente dell ’ edilizia, soprattutto quella degli ul timi decenni, è stata caratterizzata da un progressivo trasferi mento del compito di assicurare il soddisfacimento dei bisogni energetici dall ’ edificio vero e proprio agli impianti di cui esso è corredato, in contrasto con la funzione di climatizzazione (in vernale ed estiva) che le tipologie edilizie più tradizionali erano chiamate a svolgere. Rimanendo al problema più pressante per un paese come l ’ Italia, gli schemi costruttivi, cui attualmente si aderisce, concepiscono l ’ edificio riscaldato come una semplice sovrapposizione di un sistema di produzione di calore su di un involucro inerte, non integrato né con le condizioni generali esterne né con la necessità dell ’ utente. Non hanno, in questi schemi, nessun ruolo le fonti gratui te di calore, la struttura portante dell ’ edificio come potenziale volano termico o come collettore solare di tipo passivo, né quei fenomeni naturali (ventilazione, refrigerazione da irraggiamen to, ecc.) che, con accorgimenti progettuali che tengano conto del clima esterno, possono contribuire a realizzare una clima tizzazione ottimale. Nella fase storica di scarsità delle risorse, in particolare energetiche, in cui siamo entrati, questo modo di concepire e realizzare l ’ edilizia appare non solo tecnicamente superato, ma in prospettiva intollerabile per l ’ aggravio econo mico che comporterebbe o — in alternativa — per gli effetti so ciali di una riduzione del benessere abitativo. Non si tratta, evidentemente, di far ruotare alla rovescia l ’ orologio della storia, ma di ricuperare — alla luce delle cono scenze e delle tecnologie moderne — l ’ esigenza di una interazio ne dell ’ edificio con altri fattori come il clima, il territorio, le modalità di sfruttamento da parte dell ’ uomo.

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