Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

Questa esigenza è stata storicamente l ’ unica a determinare la scelta delle tipologie edilizie fino a quando non sono stati messi a disposizione degli abitanti sistemi di climatizzazione non naturale, comprendendo nella climatizzazione naturale an che rudimentali sistemi di riscaldamento come camini, bracieri e forni. Anche in epoche successive, praticamente fino a questo secolo, la suddetta esigenza è rimasta comunque determinante nelle scelte dei materiali e delle soluzioni architettoniche. Ad esempio, se il vento dominante spirava da una certa di rezione, su quel lato dell ’ edificio non si praticavano aperture se non in misura minima. Le pareti erano sempre caratterizzate da una notevole capacità termica, là dove il clima era continenta le, con inverni freddi ed estati molto calde. Spesso la struttura edilizia conteneva materiali isolanti co me il legno. Le stanze destinate ad uso cucina erano situate nelle zone esposte a nord, perché fruivano del riscaldamento del fuoco, mentre le stanze destinate ad uso notturno e residenziale erano esposte possibilmente alla massima radiazione solare. Vi sono esempi di climatizzazione, ad esempio nella archi tettura iraniana di 2000 anni fa 3 , tali da realizzare, in pieno de serto con sbalzi termici fortissimi, il riscaldamento ed il raffred damento in modo perfetto. Il tutto sfruttando l ’ edificio, la sua capacità termica, la sua disposizione, sfruttando la ventilazione naturale al massimo. Si riusciva perfino ad avere una regolare produzione di ghiaccio nelle estati torride del deserto sfruttan do soprattutto il reirraggiamento notturno. Da circa mezzo secolo a questa parte, si è sviluppata inve ce la tendenza ad affrancarsi dalle condizioni climatiche con il ricorso ad una tecnologia tanto più dispendiosa, in termini energetici ed economici, quanto più raffinata. Ora però, a monte di qualsiasi discorso sull ’ uso di risorse nell ’ edilizia, che sia coerente con le altre direttive generali della politica economica (quali massima occupazione, attenzione al la bilancia dei pagamenti, ecc.), va inquadrata una nuova men talità costruttiva che veda l ’ edificio come un sistema di utilizza zione di risorse (energia, materiali, informazioni, territorio) e come sistema di controllo ambientale piuttosto che come rigida e astratta nomenclatura di elementi costruttivi/architettonici, sia pure in lenta evoluzione verso «rendimenti energetici» mag giori. La climatizzazione naturale degli edifici non consente perciò di separare i singoli contributi alla migliore gestione energetica se non a livello concettuale. E infatti impensabile l ’ utilizzazione ottimale dell ’ energia solare incidente in assenza di una efficiente coibentazione dell ’ edificio, in quanto solo con una ridotta dispersione termica il fabbisogno energetico dell ’ edificio stesso è sufficientemente ridotto da rendere significativo l ’ apporto solare. D ’ altra parte la cosiddetta solarizzazione passiva 4 non dipende soltanto dalla scelta di adeguati criteri progettuali e di conseguenti tecniche

3 M.N. B ahadari , // «condizionamento» dell ’ aria nell ’ architettura iraniana, «Le Scienze», n. 116, aprile 1978, pp. 96-106. 4 Su questo si rinvia ad esempio a S. L ose , N. P uliter , L'architettura dell ’ evoluzione, Bologna 1977.

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