Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
rendimento di trasformazione di una trasformazione di una macchina e/o di un impianto), ma anche di natura politica. Ba sti pensare che il massimo di conservazione è realizzabile orga nizzando i diversi sistemi di trasformazione energetica in modo che, oltre ad avere ciascuno il massimo rendimento di trasfor mazione compatibile con la funzione ad esso affidata, i sistemi così organizzati siano reciprocamente localizzati in modo da avere il più possibile contigue sia l ’ offerta sia la domanda di una certa qualità e quantità di energia. Queste esigenze contrastano con le tendenze storiche nella organizzazione delle attività umane, in particolare con la spe cializzazione delle aree e con le opposte soluzioni di una centra lizzazione spinta nella generazione di energia termica. Si tratta pertanto di introdurre in una strategia di gestione delle risorse (fra cui di nuovo va incluso — e non all ’ ultimo po sto — il territorio stesso) anche criteri che tengano conto dei vantaggi derivanti da soluzioni così importanti per la conserva zione dell ’ energia. Con queste premesse la ricerca scientifica cessa di avere soltanto connotazioni fisico-tecnologiche, e coinvolge discipli ne come ad esempio l ’ urbanistica, la gestione del territorio e delle sue risorse, l ’ economia, le scienze giuridiche 6 . Questa in- terdisciplinarietà, che si configura non come una giustapposi zione di filoni diversi, bensì come loro integrazione necessaria ai fini stessi della ricerca, rappresenta appunto la specificità con cui il settore energetico richiede una verifica più ampia di quella delle tradizionali validazioni scientifiche. Il ricorso a discipline non afferenti alle scienze naturali, l ’ interazione immediata (e non solo mediata) con i processi de cisionali e con l ’ opinione pubblica, spiegano in gran parte le difficoltà incontrate ad avviare attività di tale ampiezza e con una integrazione così spinta e che trovano riscontro nell ’ analisi dei programmi di ricerca fatta dall ’ Agenzia Internazionale dell ’ Energia 7 . Innanzitutto si scopre una cosa incredibile: vi so no paesi altamente industrializzati che tra il ’ 74 e il ’ 77 hanno diminuito i fondi per la ricerca in campo energetico. Tra questi troviamo per esempio la Gran Bretagna, che in moneta costante nel ’ 77 spende il 16% in meno del ’ 74. Ed an che il Belgio, il Canada, la Spagna. L ’ incremento medio per tut ti i paesi membri dell ’ Agenzia è dell ’ 89% tra ’ 74 e ’ 77. Se to gliessimo però gli USA, l ’ incremento si ridurrebbe al 31%. Per un settore vitale come la ricerca, con una crisi alle spalle come quella del ’ 73, questi incrementi sono abbastanza modesti. Al trettanto interessante è l ’ analisi del modo con cui i finanzia menti sono ripartiti. Si hanno dati solo per la suddivisione dei fondi governativi, quindi non rappresentativi della realtà com plessiva soprattutto per il problema della conservazione dell ’ energia, dove vi sono interventi, più che altrove, basati su finanziamenti locali o diretti dell ’ industria. È chiaro infatti che la maggior parte della ricerca industriale è stata in questi anni
6 Si pensi alle modifiche istituzionali e legi slative che innovazioni del genere compor tano. 7 IEA, Energy Policies and Programmes of IEA Countries, 1977 Review.
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