Problemi della transizione 1980
Politica della scienza
per la conservazione, cioè per ridurre i propri consumi energe tici, quindi i dati che seguono sono per difetto. Ciò premesso, la conservazione dell ’ energia nei bilanci pubblici di ricerca per il 1977 risulta assorbire solo il 4,4% dei fondi. Pur tenendo conto degli interventi privati, si tratta di una cifra veramente esigua, che spiega largamente perché ci troviamo nella situazione odierna. I motivi per cui si spende poco nel campo della conservazione sono abbastanza illumi nanti. Fare seriamente della conservazione nel campo dell ’ ener gia, come si è già ricordato, vuol dire uscire dall ’ ottica tradizio nale con cui si è concepita la ricerca scientifica e ciò richiede, già a livello della ricerca, una dimensione che non è quella tra dizionale, e una grossa rivoluzione, a livello culturale, per af frontare questi problemi. Non a caso un paese come l ’ Italia, certamente non all ’ avanguardia in campo scientifico, il cui primo programma di ricerca relativo alla conservazione dell ’ energia e delle fonti rinnovabili è partito a metà del 1976 8 con fondi certo non ecce zionali (nel 1979 essi corrispondono a circa l ’ 8 per mille dei fi nanziamenti italiani per la ricerca), ha viceversa avviato, nel 1979, due attività consistenti per quanto concerne la gestione integrata delle risorse energetiche nel territorio e il caso di aree e risorse limitate. Attività, come si vede, complementari, ri guardando l ’ una le aree forti, l ’ altra le aree deboli del nostro territorio. Questa posizione di relativa avanguardia, acquisita attra verso una battaglia ed un confronto che hanno investito non solamente la corporazione dei ricercatori 9 , riflette nello specifi co la «particolarità» del caso italiano nei suoi risvolti positivi, i quali sono non pochi: grado di maturazione politica a livello di massa, capacità di mobilitazione e di movimento, ecc. Una rondine, però, non fa primavera. Soprattutto l ’ espe rienza finora maturata nel comportamento dei pubblici poteri e degli operatori economici, che hanno ignorato queste utilizza zioni appropriate delle conoscenze scientifiche, privilegiando per contro l ’ uso improprio della scienza o addirittura l ’ uso di tecnologie improprie, sta alla base di atteggiamenti, sovente ir razionali, di ripulsa di certe proposte di insediamento energeti co. Un nocciolo «razionale», insomma, esiste sempre e va identificato, se si vuole un confronto positivo con i movimenti più o meno verdi. Anche questo è un modo per avvicinarsi all ’ acquisizione di una cultura nuova. Per il momento tuttavia, siamo ancora lontani dall ’ avere sviluppato in misura sufficiente questa cultura nuova, adeguata cioè per rispondere alle domande poste dalle mutate condizioni materiali e politiche su scala mondiale, e di cui la crisi energeti ca è solo il sintomo più clamoroso. Non mi soffermerò qui su una questione così generale, che ho già avuto occasione di trat 8 Si tratta del già menzionato progetto fi nalizzato «Energetica» del CNR.
9 In proposito cfr. il dibattito riportato in CNR, I progetti finalizzati e i problemi del paese, Roma 1978.
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