Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
Ungaretti e l ’ avanguardia fiorentina
di Giorgio Luti I rapporti tra il primo Ungaretti e l ’ avanguardia fiorentina degli anni 1910-15 sono stati ampiamenti indagati, spesso con rara competenza ed esattezza di giudizio. Tornarvi sopra po trebbe apparire superfluo, se non si disponesse oggi di qualche elemento in più per ampliare il bilancio, e se le testimonianze private (ad esempio il ricchissimo archivio Papini oggi acquisi to dalla Regione toscana, e ancora gli archivi Soffici e Vallec chi) non servissero in parte a sdipanare qualche nodo, nono stante tutto ancora ingarbugliato. Mi sia consentito dunque, in questa prospettiva e in questa sede, di tornare brevemente sull ’ argomento muovendo, come è giusto, dalle pubbliche dichiarazioni del poeta protratte per un cinquantennio (dal 1919, l ’ anno della celebre prefazione prepa rata per la 2 a edizione del Porto Sepolto e pubblicata sul «Po polo d ’ Italia» il 10 marzo, al 1967 e al discorso su Apollinaire pronunciato nel febbraio di quell ’ anno in occasione del gemel laggio Roma-Parigi), aggiungendovi soltanto qualche conside razione suggerita da un gruppo di lettere inviate ai protagonisti dell ’ ambiente fiorentino (e in particolare al prediletto Papini di quegli anni), alcune delle quali già conosciute ed esaminate da chi, come il Rebay, si occupò con grande scrupolo e intelligen za delle origini della poesia ungarettiana, ma solo in parte rese di pubblico dominio. Le lettere degli anni 1912-1919 (dai pri mi contatti con Prezzolini, Jahier e il gruppo fiorentino, fino al la stampa vallecchiana del 1919), da Parigi, Milano, Vercelli, Biella, dal fronte e ancora da Parigi, se non mutano la prospet tiva possono d ’ altra parte confermare certe ipotesi di lavoro, consentendo una pur minima precisazione dell ’ itinerario di quegli anni. Un primo dato da precisare mi sembra la qualità e la con sistenza del rapporto che legò Ungaretti ai compagnons de rou- te dell ’ avanguardia fiorentina. L ’ incontro parigino del 1914 con Papini, Soffici e Palazzeschi fu certamente determinante, e probabilmente servì a consolidare la scelta in direzione speri mentale, anche in senso italiano, del giovane poeta già persua so dagli stimoli che gli provenivano dal dinamico contesto fran cese di quegli anni. Ma è chiaro che il primo interesse per il gruppo fiorentino risale agli anni egiziani, ai colloqui con Thuile e con Pea, alla consapevolezza che intorno al «Leonardo» di Papini e alla «Voce» di Prezzolini si fosse venuto formando un gruppo di giovani orientato al rinnovamento dell ’ arte e della cultura na zionale nella più avanzata prospettiva europea. È ben nota la lettera a Prezzolini del marzo 1911 da Ales
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