Problemi della transizione 1980
Ungaretti e l ’ avanguardia
sandria d ’ Egitto con la quale Ungaretti stabilisce i primi contat ti con la direzione della rivista («Caro Signore, non le dispiac cia le esprima solidarietà a nome di quanti seguono in Alessan dria con ammirazione l ’ opera bella della “ Voce ” »), nonché le al tre due lettere del novembre dell ’ l 1, citate dal Rebay, che do cumentano un primissimo tentativo di collaborazione («Quan to ami le vostre idee vi sarà dimostrato da un mio articolo di più mesi fa — ch ’ io vi invio solo perché conosciate i miei senti menti a vostro riguardo»), e l ’ interesse per il Verso libero di Lucini che aveva suscitato tanta eco in Italia in rapporto alle polemiche sul futurismo marinettiano. Né la corrispondenza con Prezzolini si arresta a questo punto se y come afferma Re bay, «la corrispondenza con Prezzolini mostra che Ungaretti gli mandò più tardi, da Parigi, un altro articolo con la speranza che potesse apparire nella “ Voce ” . Prezzolini ricorda di aver ri cevuto anche delle poesie. Ma né queste né gli articoli furono pubblicati; e sono andati perduti. E un peccato, specie per le poesie, che dovevano essere i suoi primissimi tentativi di versi ficazione in italiano...». Sta di fatto che la «Voce» resta negli anni 1911-12 un costante punto di riferimento in sede italiana e che nel rapido passaggio fiorentino ci furono incontri di una certa importanza sia con Prezzolini che con Jahier propiziati dalla proposta di Pea, di cui Ungaretti era latore, di pubblicare il suo nuovo libro nei «Quaderni» della rivista. Ungaretti ne parlò a Jahier chiedendogli d ’ intervenire in loco per conto dell ’ amico lontano. In proposito posso citare due lettere parigi ne del 1912 che ho rintracciato nell ’ archivio Vallecchi e che credo finora sconosciute. La prima è del 4 novembre, spedita dall ’ albergo di rue des Carmes 5, diretta a Prezzolini, evidente mente riferita all ’ incontro fiorentino: «Caro Prezzolini, non so più dove ho messo quel biglietto ch ’ ella m ’ aveva dato per Piroddi. Ho bisogno di veder final mente un italiano, ed ella dovrà subir la noia di farmi un altro biglietto. Grazie. M ’ indichi, la prego, il preciso indirizzo di Pi roddi, anche il quartiere s ’ è possibile, perché non trovo la rue Launun nella lista delle strade di Parigi. Jahier le avrà parlato di quel che gli avevo detto intorno all ’ edizione di un prossimo libro del Pea. Jahier mi scriverà in proposito. Saluti a Tutti. E mi creda suo U.» Ungaretti è appena arrivato a Parigi: agli incontri con i grandi protagonisti (tramite le lettere di presentazione di Prez zolini a Péguy e Sorel) vorrebbe alternare, e alternerà, quello con un connazionale su cui poter contare per ulteriori contatti («Ungaretti — scrive Piccioni — conosce anche un italiano, un sardo, un certo Piroddi, amico di Prezzolini [per la “ Voce ” sol lecitava i Rolland, i Péguy, i Sorel, a collaborare] che lo aiuta e lo mette in contatto con i primi amici, ed anche con i redattori della rivista postsimbolista, «Phalange», che faceva capo a Jean Royère»). La seconda lettera, proveniente anche questa dall ’ archivio Vallecchi, è del 24 dicembre ed è diretta, questa volta, a Jahier sempre intorno alla progettata edizione del libro di Pea: «Caro Jahier, ho l ’ incarico d ’ informarla che il libro del no stro amico Pea è pronto... Mille endecasillabi circa. Il nostro amico vorrebbe che il suo nuovo libro fosse un “ Quaderno del-
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