Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
la Voce ” . M ’ indichi la spesa, le modalità di pagamento, la per centuale di Pea sulle entrate, l ’ epoca di uscita, e vediamo di concludere. Aspetto la sua risposta in proposito. Aspetto l ’ “ Anima ” . Buon Natale. Se potessi credere nella rinascita in me di Gesù... Mi voglia bene. Ungaretti». L ’ accenno all ’ «Anima» e la chiusura in chiave religiosa ap paiono particolarmente significativi. Jahier, più di Prezzolini, rappresenta per il giovane poeta il tramite con gli spiritualisti del gruppo vociano. D ’ altra parte l ’ interessamento ungarettia- no per la pubblicazione nei «Quaderni» del libro del già noto Pea poteva essere in realtà un non trascurabile elemento di ag gancio per chi certo desiderava iniziare direttamente un contat to concreto con la rivista. Proprio sulla pubblicazione del libro di Pea la lettera conclude con un sintomatico postscritto: «Puc cini ha già fatto delle offerte a Pea. Non si tratta, no, di metter vi in concorrenza. .. Tenga conto che ci sono 10 copie su carta a mano, riservate a Pea, e tenga conto del particolare desiderio di Pea che il libro sia un “ Quaderno della Voce ” . Montignoso è stato quasi un successo. Più di venti recensioni. Cecchi annun ziava la sùa, che non è ancora apparsa, dicendo che questo li bro, ricco, sarebbe stato analizzato e che tale fatica non sareb be stata vana. Ma voi avete il vostro giudizio. Queste cose per informazione, così». Che Ungaretti abbia continuato a sondare da Parigi l ’ am biente vociano sfruttando i primi contatti, sempre puntando al la «Voce» come sede privilegiata per una prima uscita in pub blico, è confermato d ’ altronde dalla lettera a Prezzolini (senza data ma proveniente da rue des Carmes e quasi certamente an tecedente all ’ incontro parigino con i lacerbiani) con la quale Ungaretti accompagna l ’ invio della lirica Primavera. Leone Pic cioni, citando la lettera nella sua Vita di un poeta, giustamente insiste sul postscritto che rivela una precisa consapevolezza del proprio ruolo innovatore: «Conosci un altro che in Italia sap pia fare meglio di così? Conosco in Italia molti professori: co nosco un grandissimo artista, Soffici; un grande scrittore, Papi- ni; un allegro narratore Baldini; un ’ anima religiosa Jahier; ma quanti poeti che senza ripetere Baudelaire o Mallarmé, o Ver- laine o Laforgue, o il diavolo sappiano fare poesia ci sono in Italia? Ho questa certezza; tutte le piccole cantaridi italiane posso scansarle con i piedi; senza pericolo che riescano a farmi male». Così ha già individuato, con qualche assenza importan te [Palazzeschi] e una presenza in più, i futuri compagnons de route. Il fatto che Palazzeschi non sia nominato è forse la prova che il celebre rendez-vous dell ’ aprile 1914 non è ancora avve nuto e che «Lacerba» e lo sperimentalismo palazzeschiano non hanno ancora determinato le scelte documentate dal gruppo delle liriche milanesi destinate ad apparire di li a poco nella ri vista di Soffici e di Papini. Certo prima del soggiorno parigino e del diretto contatto con i tre lacerbiani, sollecitato in parte anche dalla nuova con sapevolezza critica derivatagli dall ’ impatto con lo stimolante e dinamico clima dell ’ avanguardia parigina, Ungaretti, fin dai colloqui egiziani con Thuile, ha individuato in Papini il propu gnatore del nuovo gusto e della nuova coscienza letteraria che per lui sono gli elementi di effettivo interesse, almeno in quegli
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