Problemi della transizione 1980

Ungaretti e l ’ avanguardia

anni, nell ’ ambito complesso e multiforme della rivista dell ’ idea lismo militante. In più di una lettera conservata nell ’ archivio Papini, compare il ricordo di quegli incontri egiziani rievocati, non senza una spiegabile captatio benevolentiae, per il «grande fratello». Qualche esempio, fra i tanti, che forse può contribui re a fissare i contorni di un quadro per forza di cose affidato ai toni dell ’ evocazione privata: Senza data, ma quasi sicuramente risalente al 1916-17 «Caro Papini, non ho avuto mai giornate di benessere spi rituale come questa; io sono contento, io sono sereno; io sono tanto con te; oggi ripenso alle volte che ti ho incontrato nella vita, penso alle mie tappe di nomade; ogni volta che mi sono fermato per riprendere respiro m ’ eri vicino; quando ho incon trato Thuile in Egitto, otto o nove anni fa, nella sua casa, fra il deserto e il mare, nella sua stanza grande di luce e secca pei li bri, le prime parole dell ’ incontro sono state a tuo riguardo: “ Vado in Italia, mi diceva Thuile, e passerò da Firenze; vorrei conoscere il vostro Papini; nessun altro mi interessa in Italia ” [...]». e ancora: «28-7-1917 — Pensavo oggi, mio caro Papini, al tuo ere mo, e pensavo alla vita che per tanti anni conduceva il mio Thuile, in una casa tra il mare e il deserto, lontana tanti chilo metri dagli uomini, solo: e io solo andavo lassù e si prendeva insieme un libro; o le carte manoscritte dei suoi sogni e della sua asprezza, e qualche volta si pronunciava anche il tuo nome; eravamo i soli in Alessandria d ’ Egitto, sull ’ entrata del deserto a sapere di te, dieci anni fa, sull ’ entrata del deserto e le vie del mare. Ti abbraccia il tuo Ungaretti». 18-12-1917 — «Carissimo Papini, in questi giorni ti sono stato vicino, così profondamente unito al tuo spirito, così vivo a me stesso che mi son nate le cose che amo di più e le offro alla tua giornata. Devo dirti quanto mi è piaciuto il tuo “ Carducci ” ; così l ’ ho sentito il Nostro, con la stessa sua ripulsa e lo stesso suo amore, di cui oggi m ’ indichi le ragioni; così ne parlavo tan ti anni fa, e così ne scrivevo ancora ieri a un caro compagno, pittore che ha una fresca indole i incoraggiare, perché pro prio in questi giorni rileggo le Barbare e una Storia romana. E non ardivo precisarmi le cause del disgusto mentre m ’ illumina vo della bontà nostrale che lui, come rari, ha posseduto abbon dante e germinativa nelle vene [...] Ma non da oggi, dalla lon tana infanzia, questo tuo fratello cadetto, questo giovane poe ta che ami perché è nato da una terra che è tua, quest ’ U. che pare misantropo e tutto si tormenta per una sua umanità libe rata, non da oggi ha dato nome agli istinti pecorili e brigante schi degli uomini; gli uni aspettano il messia e fan le vittime, gli altri dicono di rincarnarlo e vogliono convertire, il falso ha ma ni di velluto e croci di ferro, è ebreo o tedesco, — la catena for giata con una ferocia di bacteri o coll ’ altra di pachidermi, le so cietà umane l ’ hanno sempre portata e non c ’ è scampo, anche per noi, che nelle nostre ore di canto. Ma accompagniamo oggi insieme, in qualche suo viaggio, quando la vita gli balenava a pieno riscattata, perché bisognava coglierla e trasfonderla nel suo aspetto genuino e nell ’ eterna li bertà goduta, la purezza del suo sentimento non poteva essere

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