Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
che totalmente esclusiva, commemoriamolo insieme, amico, il poeta che da dieci anni è dentro la terra, ma nel cuore non ci è morto; affannati e sorridenti andiamo da lui “ p ’ el Chiarone da Civitavecchia ” , passiamo con lui davanti a S. Guido. E mi si stacca dal cuore l ’ ultima saliva d ’ attaccamento a Federico Nietzsche, e mi rattristo perché il superuomo l ’ ha posseduto e scagliato in funzione di verità entrando a morire nelle tenebre malinconiche della pazzia, perché un principio di passione e di serenità l ’ ho avuto da lui, perché l ’ ho sentito nel suo attimo di profonda desolazione e chiarezza, ma c ’ era anche allora qual che cosa di ambiguo e colossale che gli piombava sulle spalle di sermonista, qualche cosa come le asfissianti architetture indo- elleniche-luterane della sua patria famelica. Lontano, Nietzsche, l ’ ho scoperto a diciott ’ anni; ancora sui banchi della scuola, insieme al mio sfortunato Sceab che mi rovistava coll ’ acciaio dei suoi occhi, e scoprivamo allora anche Baudelaire e Poe, ma quell ’ anno stesso mi turbavo nell ’ armo nia sconfinata di Mallarmé, e già da due anni m ’ ero insangui nato di Leopardi, e l ’ arabo Sceab mi faceva orrore quando ap pendeva al capezzale di sua madre il Crocifisso per farle orrore. E non molto più tardi mi sono venuti a trovare Maurice de Guérin e Francois Villon, e non molto più tardi il toscano Gio vanni Papini che oggi abbraccio con tutta la mia vita. Ungaretti» Si potrebbe continuare nell ’ elencazione del costante riferi mento al significato che ebbe quel primo e decisivo approccio al fondatore del «Leonardo», e al principale protagonista, in sede artistica, della «Voce» prezzoliniana. Papini rappresenta in quegli anni per il giovane letterato di Alessandria, il salto di qualità tentato dalla nuova coscienza antipositivistica, il proto tipo del nuovo gusto; ed è quindi il primo compagnon de route eletto a simbolo del cercato rinnovamento morale delle nuove generazioni. Sintomatico nell ’ ultima lettera l ’ arco che congiun ge Nietzsche e Papini, quasi il discorso tecnico, il dato della tra dizione poetica (Leopardi, Guérin, Baudelaire, Mallarmé) ab bia bisogno per divenire operativo di un sostegno etico, di una storia che congiunga la «saliva d ’ attaccamento» alla «funzione di verità» del vecchio superuomo ormai lasciato alle spalle al nuovo superuomo revolté, all ’ autore dell ’ Uomo finito che ha proposto nella crisi contemporanea il terreno da battere, lo sca vo determinante nella inquieta coscienza dei tempi. Del resto basta scorrere le lettere milanesi del 1914-1915, quelle che seguono nell ’ epistolario col fondatore di «Lacerba» la famosa autopresentazione («Caro Papini, si ricorda di me? quel tale con un po ’ di barba bionda, incontrato in un caffè, una sera a Parigi. Se valgono le pubblichi. La strofa del ritor nello è la traduzione, autentica, d ’ un brano d ’ un solito invito dei miei arabi d ’ Egitto [taalili, ia batta. Uananiali hi ecc.]. Il re sto mi pare d ’ averlo ugualmente sentito. In tutti i casi gradirà il saluto di uno che le vuol bene da dieci anni. Suo Giuseppe Un garetti»), sette in tutto, senza data ma certamente riferibili al periodo milanese se in calce portano tutte l ’ indirizzo «121 Cor so Garibaldi - Milano» — basta scorrerle — dicevo — per con fermare la prospettiva prima indicata. Evidentemente nella in sistita proposta di provvedere, tramite Jean Léon Thuile che ora si trova a Parigi [3 rue de Clery, Paris], alla traduzione di
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