Problemi della transizione 1980
Ungaretti e l ’ avanguardia
una scelta delle opere papiniane («In seguito alle insistenze di alcuni francesi, avevo pensato di essere io il traduttore. Ma Thuile farà meglio di me. Avevo pensato di tradurre alcuni rac conti, dei saggi del Crepuscolo e dell ’ Altra metà ’ , una stronca tura, capitoli dell ’ Uomo finito, un articolo di critica, alcune delle sue recenti poesie, e dare anche qualche pagina della sua produzione politica (nazionalismo, recente guerra) in modo di avere un ’ idea della forza delle sue opere, e, al possibile, dello sviluppo della struttura del suo stile... ” e ancora: “ Thuile non conosce difatti che i primi racconti, che gli ho dato in Egitto. Amerà moltissimo le cose recenti, quando le avrà conosciute. Dalle “ Cento pagine ” , dalla “ Voce ” , e da “ Lacerba ” . La Sor Emilia, per esempio — se la meriti o no Cecchi, non è affar mio — è una stupenda pagina d ’ arte che T. sentirà e renderà. Gra zie per l ’ affetto che mi dimostra accogliendomi in “ Lacerba ” ...») è presente la volontà di ben figurare con chi gli ha offerto la possibilità di muovere i primi passi in pubblico. Ma c ’ è forse qualcosa di più: il desiderio, o il bisogno, di sentir si immerso nel gruppo, di sentirsi capito e stimato, uno tra i po chi insomma su cui contare: «Caro Papini, ho scritto a Thuile — Grazie — La tradu zione non sarà indegna. Non vedo l ’ ora di ritornare a Parigi. E neanche lassù starò bene. Non mi posso posare, chissà dove dovrei scappare. M ’ azzardo, dopo l ’ accoglienza delle mie pre cedenti, a mandarle tre altre poesie. Concepite per la mia con solazione, o caricatura scarabocchiata al tavolo d ’ una trattoria italiana della Rue des Ecoles, di faccia a “ un uomo d ’ osteria ” e a “ un uomo di burocrazia ” , fondamentali, o trattenuta fisiono mia di una notte di smarrimento nella campagna di Teuta (sei o sette anni fa), o, saltato all ’ alba dal letto, frenata una mia piena d ’ amarezza, verso di me hanno pagato il principale tributo. E mi darebbero coraggio, lei, al quale primo presento mie poesie, e il suo gruppo, se per queste creature mi volessero un po ’ di be ne. Suo aff.mo Giuseppe Ungaretti» Così l ’ incontro parigino con i «compagni lacerbiani» ha già dato i suoi frutti. E d ’ altra parte la scelta del giovane poeta in direzione sperimentale è proprio avvenuta nei mesi che inter corrono dalla «coincidenza» parigina al trasferimento milane se. C ’ è da aggiungere che a saltare il fosso — per lui che sicura mente certi conti aveva già fatto proprio a Parigi con l ’ aggressi vità dei manifesti e dei testi marinettiani — , a convincerlo che una mediazione tra lo spiritualismo vociano e l ’ avventura futu rista fosse possibile, doveva essere stato proprio quell ’ incontro, in concomitanza — s ’ intende — con l ’ esempio quantomai pro bante della poesia di Apollinaire che gli proponeva la saldatura tra gli esiti del più avanzato simbolismo e le nuove sperimenta zioni paroliberiste. L ’ individuazione del «gruppo», del clan elettivo, è il dato più sintomatico degli anni 14-15; ne deriva un ampliamento delle prospettive di ricerca e il rafforzamento dell ’ idea base di una possibile nuova sintesi espressiva ottenuta quasi per mira colo, totalmente e autonomamente inseribile nel clima «rico struttivo» della nuova rivista. Il gruppo, dunque, e nel gruppo dell ’ avanguardia fiorenti
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