Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

na i modelli già reperibili: il Soffici dei Chimismi lirici e il Pa lazzeschi dei Poemi e del?Incendiario, da sovrammettere a tut to il resto e far funzionare per proprio conto. Ma forse dir questo è già in qualche modo anticipare i tempi, coinvolgendo esiti tecnici che solo di li a poco potranno dare risultati notevoli proprio nella dimensione «etica» che ab biamo visto precorrerli e in parte determinarli. Su Soffici e Palazzeschi dovremo necessariamente tornare, poiché costituiscono il completamento indispensabile all ’ ottica rinnovativa dovuta in prima istanza al grand frère Papini, e perché senza di loro probabilmente le poesie lacerbiane non sa rebbero nate, e soprattutto senza Palazzeschi non si sarebbe de terminata la sintesi tra ironia e sogno che sembra essere la chia ve di volta della poetica ungarettiana nelle liriche lacerbiane («L ’ ironie — dirà nel 1920 in La Doctrine de “ Lacerba ” — sera la science de l ’ homme guéri des trascendances et des dignités»; e ancora nel 1930 trattando di Lautréamont: «Questa compe netrazione d ’ umorismo e di sogno ebbe i primi segni nel nostro secolo in riviste italiane, in “ Lacerba ” e “ Valori plastici ” ». Per ora — almeno fino all ’ uscita della raccolta vallecchia- na del 1919 — l ’ unico del gruppo ammesso tra i grandi «ante nati» europei è proprio il fratello d ’ elezione, l ’ unico che abbia saputo ritrovare le cri de la solitude che sessanta anni prima aveva lanciato Giacomo Leopardi (cfr. La Doctrine de «Lacer ba». Non sarà certo un caso che proprio Leopardi e Papini, con Cellini, siano le sole presenze nell ’ elenco degli antenati inviato a Prezzolini dal fronte il 10 Gennaio 1917, citato dal Rebay nel capitolo sui primi esercizi poetici (p. 39): «...scriverò... I miei antenati, biografie liriche di Villon, Elskamp, Keats, Leopardi, Mallarmé, Maurice de Guérin, Pa pini, Benvenuto Cellini, Dostoevskij, Maria Lunardini mia ma dre ... ». Anche in questo caso posso portare a riprova una lettera indirizzata a Papini, senza data né luogo di provenienza, ma certo scritta dopo la licenza trascorsa in casa Papini, a Bulcia- no, prima di riprendere la via del fronte (quindi più o meno contemporanea a quella indirizzata a Prezzolini, forse di poco precedente), in cui si progetta il già noto albero genealogico, con qualche assenza, come si vedrà, ma anche con la solita uni ca presenza papiniana (anzi anticipata nella graduatoria) quasi a confermare l ’ assoluta priorità nei confronti di tutti gli altri compagnons de route italiani e stranieri: «... Quando potrò, a costo di disturbarti, verrò a stare un ’ altr ’ ora con te. L ’ altra sera sono arrivato qui con stanchez za; la gente mi salutava come una vecchia conoscenza. È la sali ta che mi ammazza; debolezza di cuore; ma la farò a piccole tappe. Prima di ritornarmene a languire verrò certo a godere un altro po ’ la tua cordialità, a star bene nella tua famiglia. Forse il 3. Così potrò riposarmi qui un giorno prima di rilasciarmi sbal lottare nelle tradotte. Ti leggerò degli appunti per la tua vita immaginaria; non sono che appunti; per ora noterelle insignificanti, in margine; ma hanno un altro senso che vedrai; se sarò capace farò una co sa amata in pieno; se no, mi cestinerò. Ecco la scelta, che qual cuno conosce di già, da più di due anni, dei miei antenati: Vil

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