Problemi della transizione 1980
Ungaretti e l ’ avanguardia
cipante alla vita del gruppo - rifattosi soltanto vociano) che raf forzano la convinzione di una ricerca costante di inserimento nel gruppo, progressivamente accentuatasi, almeno sino al 1919 e alla svolta determinata dai contatti con Cardarelli e con l ’ ambiente rondiano («Non ho i tuoi pregiudizi su Cardarelli: ha senza dubbio una certa ostinata persuasività; perchè non cambia. E in fondo è buono. In tutta la “ Ronda ” è il solo che mi dica qualche cosa. C ’ è un carattere, una forza di visione, sia pure voluta e ostentata, ma una forza che finalmente t ’ induce a riflettere...»: così in una lettera a Papini,. da Parigi, del feb braio 1919). Sta di fatto che l ’ idea del «gruppo», della strada in comu ne, della individuazione dei compagnons, si è fatta sempre più insistente: lo provano i costanti riferimenti agli amici fiorentini e al contesto vociano presenti nelle lettere a Papini. Non è que sto, certo, l ’ elemento scatenante del processo evolutivo verso il Porto (da attribuirsi in primo luogo al clima parigino di quegli anni), ma è pur sempre, a mio parere, il dato «fissante», cioè la dimensione «comunitaria» entro la quale il poeta è portato, quasi suo malgrado, a incanalare le sue scoperte. Seguiamo nell ’ epistolario con Papini l ’ insistito riferimento al gruppo fiorentino nelle lettere dal fronte. In primo luogo i compagnons lacerbiani: 1) Senza data, ma proveniente da Milano - Corso Garibaldi 121; quindi del 1914-15: «... L ’ affetto che mi porta e che mi manifesta anche a no me di Soffici e Palazzeschi mi dà coraggio...» 2) 28-7-1917, dalla zona di guerra: «... in primo luogo io non vedo che te e Soffici in Italia co me ispiratori di un movimento d ’ arte che può fare onore anche fuori ...» 3) Senza data, ma con tutta probabilità del 1917 dalla zona di guerra (in parte già citata dal Rebay): «... Sono venuto a te per tante ragioni; quella dell ’ arte pri ma di tutte; così diverso da Soffici, e con Soffici il solo che ab bia saputo lavorare efficacemente per un rinnovamento del no stro gusto. Devo tanto a tanti francesi; ma quello che devo a te e a Soffici, così contemporanei, così impastati della stessa so stanza fantastica che ogni momento ci balena nella città cosmo polita e nelle strade della provincia indolente, lungo i campi, è una cosa che non ha confronto con altre...» E contemporaneamente il recupero di tutto, o quasi, lo spazio vociano: 6-1-1915, da Vercelli: «Caro Papini, è vicina da un ’ ora all ’ altra la partenza per il fronte. Mi ricordo di lei, — uno dei ricordi più cari — che m ’ ha incoraggiato a vivere; e spero di tornar vivo per dimostrarle la riconoscenza che le devo, e ai suoi amici. I vivi saranno con noi, dopo la guerra; noi, chi rimarrà di noi, che con lei, con Soffici, con Palazzeschi, con Jahier e con De Robertis — non avvicino questi due nomi senza intenzione — con Serra e, in particolare con Prezzolini hanno preparato questa miglior aria nostra, in Italia. Per ora, all ’ armi. E abbracci, Ungaretti»
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