Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

28-4-1916, dalla zona di guerra*. «Papini, stasera si parte. Ti ho scritto ieri; amaro, non per nessuno, per me che non mi posso sciogliere in qualche modo; mi contraggo in un pianto ch ’ è una pietra, e dei giorni lunghi così è terribile. Lavori? E De Robertis, e Soffici, e Sbarbaro, e Carrà? La mia Voce, che se ci si mettesse anche Palazzeschi, e vi tornasse Jahier, e Prezzolini vi comparisse più spesso, sarebbe la cosa più eccezionale d'umanità moderna suscitata in Europa. De Robertis, come lo ricordo, tutto raggrumato in un suo martirio di perfettibilità. Gli voglio bene, diglielo...» Senza data, ma quasi sicuramente risalente al 1916, dalla zona di guerra*. «Carissimo Papini, ho ricevuto la tua lettera e mi ha fatto bene. Anche Carrà mi ha scritto con amicizia che mi ha com mosso. Ho bisogno di sentirmi molto vicini i pochi che amo profondamente. Lo dirai a De Robertis, a Soffici, a Palazze schi, a Prezzolini. .. » 24- 5-1916, dalla zona di guerra*. «E De Robertis? E caduto in letargo? O quale cosa prezio sa si gode. Non si vede più sulla “ Voce ” . Digli che lo ricordo, e dirai a Palazzeschi che m ’ è vicino...» 25- 1-1917, dalla zona di guerra*. «... Dove è ora De Robertis? Voglio mandargli il mio li bro. C ’ è stato ultimamente in lui qualcosa di settario; ha voluto eccessivamente bene ad uomini che non valgono un soldo falso; ma non ha fatto poco per avviare la poesia in un senso puro: e mi ha fatto un poco bene seguirlo con attenzione. Tranne te — che sei indiscutibilmente il migliore — e tenterò di dimostrarlo insieme a Thuile — Soffici, Sbarbaro, Carrà, Palazzeschi, e in qualche modo Jahier, Folgore, Pea, Govoni — meno di tutti Govoni — e tranne forse anche il sottoscritto, non vedo altri poeti in Italia, che sappiano esprimersi oggi. Ti abbraccio...» La serie dei biglietti dal fronte potrebbe continuare spo standosi, com ’ è logico, dai compagnons de route di «Lacer- ba» ad altri protagonisti dell ’ avanguardia vociana nel primo decennio del ’ 900. Talvolta è appena un cenno, appena una ri ga per poi passare oltre; ma è già sufficiente come nel caso del Serra, come abbiamo già visto, e lo è altrettanto per Boine (23- 5-1917, dalla zona di guerra*. «... Boine, prima di morire, ha avuto una delle prime copie del mio Porto — non so come ac colto — certo tanto vicino all ’ anima sua...») Per i futuristi solo un riferimento a Folgore e a Govoni e una valutazione fortemente limitativa del marinettismo in una lettera del 28-7-T7 sulla quale avremo occasione di tornare a proposito dei progetti per il futuro («Per il dopoguerra, vera mente, si dovrebbe lavorare a qualche cosa. Far nascere una ri vista, dar corpo a idee, un qualche cosa al quale culminasse il movimento d ’ avanguardia (non dell ’ altro marinettismo, puah), in relazione a ciò che di meglio si attua in Europa...»). E pro prio di qui partirà nei decenni seguenti l ’ analisi critica del feno meno «futurismo» riferito sempre alla propria esperienza poe tica (si vedano in particolare negli scritti critici e nei saggi rac colti e adeguatamente ordinati da Diacono e Rebay per Mon

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