Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
nuovo romanzo (nella falsariga del Codice} se il giovane poeta, esaurito il periodo lacerbiano, torna insistentemente negli anni 1917-18 sul progetto di due opere in prosa (Le avventure di Turlurù e La Tellinaia} di chiara ispirazione palazzeschiana. Rebay ha ragione quando afferma che Papini e Soffici eb bero quantomeno il merito di aver intuito per primi il talento poetico di Ungaretti e di avergli dato un riconoscimento in cer to qual modo ufficiale, accettandone in «Lacerba» le poesie e divulgandone il nome nei loro scritti. È evidente che precisi col legamenti testuali non sono possibili; e pur tuttavia andrei un po ’ oltre nello stabilire^ debiti contratti con i due «fiorentini». Per Papini mi sono già compromesso, appunto insistendo sul lungo tirocinio vociano degli anni che conducono al Porto. Per Soffici sposterei lievemente il tiro concentrando l ’ attenzione su due elementi: 1) la sua funzione primaria di mediatore — deci samente in anticipo su tutti gli altri compagnons — delle idee e degli esiti tecnici dell ’ avanguardia parigina; 2) l ’ indubbio rilie vo assunto da Soffici nel contesto lacerbiano, fino coprire il ruolo di vero promotore e protagonista della nuova rivista pro prio nel momento della crisi vociana. A mio parere Ungaretti fu pienamente consapevole di quanto stava accadendo all ’ inter no del gruppo, individuando con lucidità i dati essenziali da utilizzare nell ’ ambiente parigino. Più che le lettere di presenta zione rilasciategli da Prezzolini fu il nome di Soffici ad aprirgli quell ’ ambiente e a consentirgli rapporti non effimeri; fu il clima di fratellanza artistica già instaurato da Soffici con gli esponen ti dell ’ avanguardia francese a consentirgli una presa di coscien za immediata e concreta. «Interessato più di costoro — raccon ta Soffici ne\V Autobiografia — nelle questioni che Apollinaire intavolava e nei principi che affermava e sosteneva, con una dialettica nella quale potevo anch ’ io bastevolmente esercitarmi, gli tenevo volentieri testa. Capivo come lui le ragioni profonde di quel rinnovamento che noi pure in Italia stavamo operando con la “ Voce ” e “ Lacerba ” ...». E Palazzeschi nel Piacere della memoria, rievocando la stimolante atmosfera parigina della primavera del ’ 14 nella quale era stato introdotto dall ’ amico del cuore, dall ’ autore del saggio su Rimbaud e degli scritti sulla pittura francese che avevano aperto una prospettiva feconda a tutto il gruppo lacerbiano, poteva affermare: «Era il momento del cubismo, intorno a questo nome si stringevano forze e ten denze estetiche diverse ma tutte convergenti in un punto: crea re, costruire, dare al mondo una nuova linea, un colore nuovo, un ’ immagine diversa e insospettata, accrescere di una nuova cerchia l ’ orizzonte dello spirito e della sensibilità. Proprio in questo clima di rinnovamento Soffici fu per Ungaretti la guida ideale. «Soffici — aggiunse anni più tardi Palazzeschi rispon dendo ad un ’ inchiesta promossa da Camon — reduce di sette anni trascorsi a Parigi senza interruzione, aveva idee più avve niristiche e spregiudicate, più vivaci; ed era preoccupato del movimento futurista, al quale io appartenevo già da quattro anni. Il vero ideatore di “ Lacerba ” fu Soffici [...] In Soffici non era raffreddamento possibile: l ’ iniziative dell ’ arte erano per lui come le caldane d ’ amore, che non si possono acquietare se non dopo l ’ ottenuta soddisfazione». Credo, dunque, che i contatti stabiliti da Soffici in anticipo sugli altri, i suoi diretti rapporti con Apollinaire, Jacob, Picasso ecc, abbiano favorito — e non
54
Made with FlippingBook - Online catalogs