Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

un verso “ a ritmo di pied?\ mai, neanche da ragazzo) (quando in Italia erano tutti dannunziani, ero in un ’ altr ’ aria, di già) son giovane, e non m ’ è discaro di stare coi giovani che provano, tanto più che Bruno mi cita dei nomi simpatici. «La Voce» è un ’ altra cosa, una rivista di selezione (non voglio dire che non pubblicò cose anche mediocri', ma nell ’ insieme è una rivista co me di rado si può sperare di vedere). Spero che quegli amici non faranno polemica — col cattivo sangue non si fa arte — ma che proveranno sul serio a costruirsi qualche cosa dentro, e, a queste condizioni, quel che uscirà, anche se sarà da buttar via, avrà dato il suo bene. Ti abbraccio tuo Ungaretti» (2-6-1916). Due dati importanti nella lettera: la consapevolezza tecni ca («non ha mai scritto un verso “ a ritmo di piedi ” . ..») e il giu dizio già limitativo sull ’ ultima «Voce» alla quale, come sappia mo, collaborò con la pubblicazione di una sola poesia. A guerra conclusa, — nel clima ricostruttivo che ne conse gue — il progetto si amplia. Pensa di stabilirsi a Firenze e di da re vita intorno alla Vallecchi ad un vero e attivo centro di cultu ra. Nella lettera del 1919, già citata, traccia un sollecitante progetto per la ripresa del sodalizio fiorentino: «In quanto all ’ avvenire ecco quello ch ’ io penso: starò al Popolo quanto sa rà necessario per convertirmi alla borghesia. Poi vorrei venire a Firenze, come Carrà e Savinio. Si potrebbe fare di Vallecchi il centro librario e artistico non solo d ’ Italia, ma del mondo. Con la pubblicità, — tanto più che noi saremmo disposti ad occu parci della redazione e della pubblicità stessa, e di tutto l ’ altro lavoro, compresa la correzione di bozze anche dei libri — si po trebbe fare oltre alla Vraie Italie una rivista redditizia. Da quel che ho visto credo che a Firenze potrei vivere con 300 lire men sili. Si potrebbero fare pubblicazioni di saggi critici intorno a pittori, uomini di pensiero ecc, con riproduzioni d ’ opere, e non solo contemporanei; e sarebbe un lavoro che completerebbe quello della Vraie Italie e delle esposizioni, tanto più che di tali pubblicazioni si darebbero traduzioni francesi. C ’ è da prendere un posto di direzione spirituale sul secondo. E con Soffici e te alla testa, l ’ uno per l ’ arte l ’ altro per le lettere, è facile. Tali cose si discuteranno meglio in seguito, se entri in quest ’ ordine d ’ idee...». Ma intanto il poeta dell ’ A llegria di Naufragi deve soprav vivere ai tempi ingrati. Accetta, come abbiamo visto, l ’ offerta di collaborazione del «Popolo d ’ Italia» e si fa, obtorto collo, giornalista politico. È chiaro d ’ altra parte che Ungaretti proce de su due binari. Da un lato vuole risolvere le difficoltà contin genti; e ne dà atto all ’ amico lontano («... son un giornalista; sputami addosso, un giornalista con mille lire al mese; gridalo; sono un uomo su misura [...] Sono un giornalista. Non impor ta; sono il solo uomo non provinciale d ’ Italia...»); dall ’ altro pensa già di riaprire il discorso poetico, a ricomporre in un più vasto disegno i frammenti della sua lunga odissea: «Mussolini — scrive ancora a Papini nel 1919 — mi ha affidato la corri spondenza del “ Popolo ” al Congresso della Pace. Amo il gior nale di Mussolini che corrisponde, da diverso tempo, come sai, alle mie idee politiche. Ma non sarà, spero, quella politica, che una collaborazione provvisoria. Ho bisogno di ritornare a fare solo dell ’ arte. ..». E che il giornalista politico continui prima di tutto a pen

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