Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

1975 — che gli esordi poetici di Ungaretti furono più che altro vociani e che appunto per questo non gli fu possibile ignorare la liberatoria scossa futuristica; se è giusta, naturalmente per approssimazione, la definizione di poeta postfuturista o meglio metafuturista per l ’ autore delle poesie del Porto, resta un fatto incontrovertibile che al suo metafuturismo contribuiscano tan gibilmente anche i protagonisti del gruppo fiorentino. In primo luogo Palazzeschi; ma anche gli altri, ognuno per la sua parte. All ’ interrogativo se i compagnons abbiano contribuito alla stagione più ricca e feconda del poeta — come alcuni vorrebbe ro — o soltanto al necessario periodo di rottura e di dissacra zione del passato recente, non saprei rispondere. Sono però convinto che al fondo delle poesie del Porto e del? Allegria di Naufragi, come elemento non trascurabile, accanto ai grandi «nutrimenti» della tradizione leopardiana e dell ’ esperienza simbolista, svolga la sua funzione anche l ’ impudico Quaderno di guerra giornalmente dedicato ai compagni fiorentini dallo scalcinato fantaccino Giuseppe Ungaretti, «uomo di pena» tra «uomini di pena»: 11 giugno 1918 - «Quaderno di guerra pour mon grand frère Papini ... le giornate si affondano nelle notti; i giorni si le vano dalle nottate in un coro di mitragliatrici. [...] fratelli miei topi che guaite di ruzzo amoroso e mi passate sulla tempia stan ca per forzarmi a un ricordo di ribrezzo. Tutto si ferma in un silenzio d ’ abisso. Ciò che grida nell ’ aria, anche la voce dell ’ uomo, si metal lizza. Da questo sotterra si percepisce la melodia delle molte ani me smarrite in un riposo al di là. Ci gruma uno spasimo felino d ’ ironia nel sangue che s ’ agghiaccia, e si modula allontanando si in un gesto vasto di notte calma... — » e ancora prima: 24-7-17 «... Sono di solito così stanco. La mia vita è un grovi glio d ’ intralci; e a volte l ’ amarezza mi abbatte come un povero imprigionato nei tralci del reticolato; e qualche brandello d ’ ani ma mi resta sempre strappato, a quel ferro spinoso...» Quel «brandello d ’ anima», prima di passare dal taccuino alla poesia del Porto, fu offerto come meritato tributo ai vecchi compagnons de route che avevano, e non invano, inventato per lui «la doctrine de “ Lacerba ” ».

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