Problemi della transizione 1980
Gozzano ou les prospérités du vice*
di Fausto Curi
I Suppongo che non pochi fra quelli che hanno avuto oc casione di leggere la ormai non più recentissima Le^on pronun ziata da Roland Barthes al Collège de France si siano persuasi di trovarsi di fronte all ’ esercizio di un ’ intelligenza come sempre acuta ma, ancora una volta, eccessiva e, nella fattispecie, cioè nell ’ indagare i rapporti che intercorrono fra lingua e potere, so stanzialmente incapace, a quanto sembra, di ancorarsi a una salda visione dialettica. Per quanto mi riguarda, se sono lonta no dal giudicare infondata tale persuasione, credo peraltro sia criticamente improduttivo insistere più di tanto sugli eccessi dell ’ intelligenza barthiana, dal momento che quell ’ intelligenza produce ormai da anni quegli eccessi e dal momento che la par te più fertile del lavoro di Barthes a quegli eccessi è legata non meno della parte più risicata e tortuosa. Non dimentichiamo che Barthes non è tanto uno scienziato dei segni quanto un let terato militante e che, nei termini di Barthes, appunto, poiché la scrittura è sempre un eccesso, il letterato militante è un pro duttore di eccessi nella misura in cui è un produttore di scrittu ra. D ’ altro canto, non è mio proposito, in questa occasione, frequentare la Le^on più di quanto convenga a una sua utilizza zione estremamente selettiva e, al limite, se si vuole, del tutto parziale e interessata. Così, pur senza omettere di osservare, che mi sembra il minimo, come neppure Barthes, al pari di altri intellettuali francesi, sembri oggi riuscire a sottrarsi a un ’ idea quanto meno ossessiva del potere, dirò subito, senza ulteriori indugi, che del discorso barthiano ciò che mi preme mettere in luce è una proposta storiografica. La modernità, sostiene Bar thes, cronologicamente individuabile in Francia a partire dalla seconda metà del secolo diciannovesimo, è storicamente il frut to di uno dei periodi più desolati del malheur capitaliste. Essa trova in Mallarmé la sua figura esatta ed è definita da questo fatto nuovo: la nascita di utopies de langage, l ’ avvento di un nouveau prophétisme de l ’ écriture. Da tempo, si sa, e rettamente, a me sembra, riconosciamo in Baudelaire, piuttosto che in Mallarmé, lo scrittore nella cui opera si è compiuta la fondazione della modernità, posto che per modernità, in termini strutturali, cioè economici, nei termi-
* Relazione letta al convegno «Pie monte e letteratura nel ’ 900» di San Salvatore Monferrato il 20 ottobre 1979.
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