Problemi della transizione 1980
Gozzano ou les prospérités du vice
nente risposta, rivolgersi appunto a uno scrittore d ’ avanguar dia, uno dei più esemplari, nel bene e nel male, del nostro seco lo, Ezra Pound. Non penso qui ora al Pound maggiore, quello dei Cantos, sebbene poi proprio nei Cantos trovi coerente at tuazione e sviluppo la poetica di cui vorrei provarmi a illustrare brevemente uno degli aspetti più significativi; penso in primo luogo al Pound critico militante, generoso e instancabile, anche se non di rado frettoloso e approssimativo, ma spesso armato di vivida intelligenza, nel combattere la sua battaglia in difesa della nuova letteratura. A quel Pound, per essere precisi, che nel saggio intitolato Irony, Laforgue, and some Satire, uscito in «Poetry» nel novembre del 1917, dopo aver affermato che «L ’ ironista è uno che propone al lettore di pensare», così segui tava: «Laforgue fu un epuratore e un critico. Egli scongiurò con la sua risata gli errori di Flaubert, il suo ingombrante e sof focante dettaglio storico. Lasciò Coeur simple, L ’ éducation, Madame Bovary, Bouvard. La Salomé di Laforgue mette in ri dicolo tutto il resto... Io credo che Laforgue implichi decisa mente che certe cose in prosa erano esaurite. Credo anche che egli segni nella pesia francese l ’ inizio della fase successiva al Gautier. .. Per nove decimi è un critico - che tratta per lo più di pose e clichés letterari, che li assume come proprio contenuto. ..». Badiamo di non perdere di vista questa figura di poeta che «per nove decimi è un critico»; ma, per intanto, non perdiamo di vista il fatto che l ’ ipotesi esegetica legata al nome di Laforgue era particolarmente cara a Pound, se cinque anni più tardi, nel 1922, in un saggio dedicato aWUlisse di Joyce, egli così la riproponeva e meglio definiva, convertendola in una vera e propria ipotesi teorica: «La migliore critica di qualsiasi opera, e, a mio avviso, l ’ unica critica di qualsiasi opera d ’ arte che possa avere una validità perenne o soltanto abbastanza du revole, viene compiuta dallo scrittore o dall ’ artista che conti nuerà il lavoro creativo dell ’ autore criticato». Ed ecco il folgo rante corollario: «La Salomé di Laforgue è la vera critica di Sa- lammbò». In questo contesto si capisce che agli occhi di Pound V Ulisse appaia il romanzo che «ha svolto ulteriormente un pro cesso iniziato con Bouvard et Pécuchet» e che insomma Joyce sia, dopo Laforgue, il vero «critico» di Flaubert. Ciò che più importa, dunque, ora, è prendere atto non so lo che siamo qui in presenza di alcuni paradigmi teorici proto novecenteschi dell ’ avanguardia letteraria americana e europea, ma che registrando in sede critica l ’ esito probabilmente più alto delle esperienze di quell ’ avanguardia Pound tracciava, per sè e per tutti, le linee di una poetica davvero fondamentale nella storia della modernità: la poetica della parodia, del capovolgi mento grottesco, del rovesciamento straniante e dissacrante. E converrà aggiungere: la poetica di una letteratura che opera co me critica della letteratura, o meglio come critica del linguag gio letterario, come degradante e straniante ecolalia del lin guaggio letterario, quasi al limite, a volte, fra parassitismo ver bale e giuoco stilistico. Con occhio riposato di storici, oggi po tremmo aggiungere, per quel che ci riguarda, alcuni nomi a quelli indicati da Pound; annotare, per esempio, accanto al no me di Laforgue, quelli di Jarry e di Tzara, accanto al nome di Joyce, quelli di Eliot e dello stesso Pound. Potremmo, voglio dire, tracciare per intiero, e con mano ferma, la linea segnata
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