Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

da Pound, arrivando, se proprio volessimo, fino agli estremi esiti di quella poetica, fino a Sanguineti e a Balestrini. Converrà invece, anche a rischio di ridurre il discorso ai termini più nu damente didascalici, trarre le debite anche se non definitive conseguenze dalla verifica, per quanto ellittica, delle ipotesi poundiane, rilevare, cioè (e ancora, purtroppo, in modi ellitti ci, e, anzi, ahimè, forzatamente quasi impliciti), che nell ’ oriz zonte utopico e profetico la modernità letteraria spesso ha pro ceduto e procede in forme che negano o sembrano negare l ’ uto pia. Posto infatti che l ’ esempio supremo di utopia letteraria e di profetismo linguistico sia costituito dal mallarmeano Un coup de dés, e cioè da un testo che è appunto «profetico» in quanto non reca in sè traccia del passato del linguaggio e inventa la propria vita verbale come vita primigenia e, anzi, antenatale, come vita prima della vita, come vita incipiente e in fieri più an cora che come vita in atto, e parla per primo e prima di ogni al tro parlare, allora bisogna riconoscere che lo scrittore parodi co, dal momento che torna di continuo a parlare un linguaggio già parlato, e sia pure parlandolo in modi straniano, è antipode dello scrittore profetico. Occorre però anche riconoscere che la modernità esibisce pochissime altre figure di profeta puro oltre a quella, paradigmatica, di Mallarmé, e nessuna in cui il pro getto utopico si sia installato con altrettanto profonda vertigi ne, mentre annovera molti scrittori — e basterà ricordare, per tutti, Joyce — nell ’ opera dei quali utopia e parodia variamente coniugandosi non solo convivono ma sono l ’ una la condizione dell ’ altra. Insomma, per concludere su questo punto, il nuovo profe tismo della scrittura nel suo perpetuo bisogno di adeguare una realtà non mai coincidente con la realtà di fatto e di distanziare la storia senza evaderne opera sia destrutturando e contraffa cendo i segni del linguaggio tradizionale sia elaborando il para digma di un linguaggio che è al tempo stesso antagonistico e in-attuale, impresenziale e immanente. Il La condizione di Gozzano è l ’ impossibilità della natura lezza. In lui quindi l ’ esperienza fondamentale e fondamental mente costitutiva dell ’ atto poetico diventa l ’ esperienza dell ’ in naturale. Tutto sommato, si tratta, sembra, di qualcosa che giunge abbastanza in ritardo, per qualche aspetto, anzi, a cose fatte, chi pensi alla lucidissima consapevolezza teorica e al su premo cinismo del baudelairiano Éloge du Maquillage, uno dei testi con i quali la modernità ha inaugurato la sua redditizia profanazione della naturalezza: «La plupart des erreurs relati- ves au beau naissent de la fausse conception du XVIII siècle re lative à la morale. La nature fut prise dans ce temps-là comme base, source et type de tout bien et de tout beau possibles. .. La nature n ’ enseigne rien, ou presque rien. .. Passez en revue, ana- lisez tout ce qui est naturel, toutes les actions et les désirs du pur homme naturel, vous ne trouverez rien que d ’ affreux. Tout ce qui est beau et noble est le résultat de la raison et du calcul. .. La vertu. .. est artifideile .. . Le bien est toujours le produit d ’ un art. Tout ce que je dis de la nature comme mauvaise conseillère en matière de morale, et de la raison comme véritable rédemp-

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