Problemi della transizione 1980

Gozzano ou les prospérités du vice

Ma un sorriso ermetico ha la faccia attirante, soffuso di promesse, — O miti elleni! — s ’ ella mi stringesse d ’ improvviso, così tra le sue braccia! — E tolgo e mordo il frutto avventurato e mi pare di suggere dal frutto un ’ infinita pace, un bene, tutto tutto l ’ oblio del tedio e del passato.

Peraltro, il rapporto che Gozzano intrattiene con l ’ innatu rale è più complesso di quanto non consenta di pensare il suo rapporto con l ’ esperienza dannunziana. L ’ innaturale gozzania- no, infatti, ha un carattere di totalità e appare di due specie: l ’ innaturale come copia o riproduzione della natura e l ’ innatu rale come deformazione o falsificazione della natura, cioè l ’ ar tificioso, il posticcio, il travestito. La non-natura, dunque, e Fanti-natura, entrambe generate dalla storia, che per Gozzano si riduce al tempo. Giacché il tempo non è che una forza insen sata che trasforma perpetuamente ogni cosa, sia consumando ne le prime sembianze sia, soprattutto, accumulandovi sopra di continuo altre cose. La raltà è così una realtà travestita; una se rie di maschere sovrapposte, di vestiti indossati uno sull ’ altro: strappando una maschera se ne trova un ’ altra, togliendo un ve stito si ha fra le mani un secondo vestito. Dunque la realtà non è mai nuda, anche se il suo mistero si riduce all ’ essere sempre in qualche modo vestita dal tempo e la sua complessità perde quanto potrebbe avere di inquietante allorché la si accetta co me reale e presente nella veste in cui è presente. Aggirarsi in questo mondo di cose riprodotte o artefatte, toccarlo, manipo larlo, è possibile allo scrittore solo se ne accetta lo statuto strut turale: solo a patto di travestirsi a sua volta e di travestire ulte riormente le cose, godendo del travestimento e delle cose nuo vamente travestite ma insieme esibendolo proprio come trave stimento e trasformando la poesia in un ironico luogo teatrale dove il linguaggio mascherandosi e smascherandosi di continuo finisce per rovesciare maliziosamente l ’ esperienza dell ’ inauten tico nel suo contrario. E infatti in un multiplo teatro di masche re verbali, nella vertigine metamorfica di una scrittura trave stente e travestita che Gozzano ariva a straniare i propri ogget ti, a trovare cioè sotto tanti vestiti la nudità e alla fine di tanti travestimenti la naturalezza. Impossibile, si capisce, non pensare subito, a questo pun to, a una lirica come L ’ esperimento, dove non solo si parla pre cisamente di «commedia» e di «travestimento», ma l ’ intera poesia si realizza appunto come «commedia» e come «travesti mento», sia perché, in un giuoco che meriterebbe l ’ attenzione di un freudiano, la protagonista è costretta, come è noto, a sve stire «la gonna d ’ oggi» e a vestire la gonna del tempo di Carlot ta e ad acconciarsi come lei, sia perché, soprattutto, travesten do da gozzaniano il proprio travestente e travestito linguaggio, Gozzano, sopra la «commedia» fattuale, imbastisce una «com media», come dire, tutta testuale. Ora, se questo Gozzano che, partito sognando alla ricerca del tempo perduto, alla ricerca, per usare le sue parole, «di un ’ altra età beata e casalinga», si ri trova ben sveglio a compiere il «pellegrinaggio» erotico che

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