Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
sappiamo è emblematico dello smascherante itinerario dalla realtà al sogno e dal sogno alla realtà su cui si fondano le zone più vitali della sua lirica; emblematico, voglio dire, del poeta che dialettizzando impulso derealizzante e tendenza a realizza re pone definitivamente fuori giuoco la derealizzazione del mondo consumata da D ’ Annunzio; nel Gozzano che elabora una struttura testuale fitta di deformanti citazioni del proprio universo tematico e stilistico e mette così sarcasticamente a nu do i meccanismi che presiedono all ’ invenzione del suo stesso linguaggio non avremo difficoltà a riconoscere un poeta che — come diceva Poud — «per nove decimi è un critico letterario»; un poeta — sono sempre, si ricordi, parole di Pound — «che tratta per lo più di pose e di clichés letterari, che li assume come proprio contenuto» e compie così «la migliore critica» di se stesso e dei poeti che lo hanno preceduto. A suo modo confer mando, dunque, la tesi di Wilde che «La tendenza della crea zione è di ripetere se stessa». Portata a massima evidenza dalla sottolineatura autoparo dica che si compie ne\V Esperimento, questa wildiana e poun- diana figura di poeta-critico ci viene incontro da molti altri luo ghi dell ’ opera gozzaniana: e basti qui ricordare, per tacere di testi più illustri, due componimenti come L'altro e come L'ipo tesi. Se si vuole individuare tale figura in un ’ altra situazione pa radigmatica converrà tuttavia mantenersi ancora nella zona più segnatamente «teatrale» della produzione di Gozzano e riapri re allora Paolo e Virginia. Come L'esperimento, anche questo poemetto inscena una commedia, che però ha questo di parti colare: non soltanto chi la scrive è anche colui che la recita, ma chi la scrive, scrive usando una maschera come colui che recita. Fra interpretazione e scrittura esiste peraltro uno scarto che contribuisce a moltiplicare l ’ inautenticità: mentre infatti Guido si finge Paolo, ma non lo diventa mai tanto da non continuare ad essere Guido, ed essendo, alla fine della commedia, quasi soltanto Guido, Gozzano, anziché mascherarsi da Saint-Pierre, maschera Saint-Pierre da Gozzano, a tratti, per di più, masche rando da gozzaniano il linguaggio di altri scrittori. Se non è un capolavoro di poesia, il risultato complessivo è però certo un piccolo capolavoro di sdoppiamento e camuffamento parodico e di mistificazione. L ’ ironia a un tempo mistificante e stradan te di Gozzano dipende tutta dal gesto per cui non è il suo lin guaggio a travestirsi da linguaggio altrui, ma è il linguaggio al trui che viene travestito da gozzaniano. Abbiamo così un feno meno abbastanza raro nella nostra letteratura: quello che è plu rilinguismo a livello dei materiali diventa, a livello di stile, uni- linguismo parodico. Del resto, che sia la dialettica di mistificazione e di strania- mento a fondare la poesia gozzaniana non può apparire dubbio a chi di Paolo e Virginia compia un ’ analisi abbastanza attenta. Premesso che su Gozzano l ’ esperienza dell ’ innaturale esercita un vero e proprio fascino, specie quando si compia non nell ’ ambito della semplice percezione ma nell ’ ambito della scrittura, si pensi a quale attrazione debba suscitare in lui un romanzo che, come quello di Saint-Pierre, si offre alla più per versa delle violazioni e che non per nulla ha già fornito al Bau delaire deWEssence du rire il destro per un pungente stravolgi mento parodico («... Supposons devant l ’ oeil de notre virginale
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