Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

narrativo della poesia gozzaniana. Incominciò, se non ricordo male, Serra, che, nell ’ abbozzo del suo saggio su Gozzano, an notava: «Flaubert avrebbe invidiato l ’ inversione di certi parti colari... il dialogo, certi vocaboli messi in rilievo con un senso così squisito della luce... Dietro Guido Gozzano si nasconde un Flaubert»; concludendo risoluto: «Già in Guido Gozzano c ’ è del novelliere: egli sa racontare e farsi ascoltare. La grazia della signorina è tutta nel racconto...». E trasferiva poi queste prime impressioni di lettore nel giudizio delle Lettere: «E c ’ è poi in lui... anche un realismo sano e leggero di novellatore, che ci interessa e ci piace in quelle sue storie, così precise nell ’ ambigua trascuratezza del fare. Sono gli idilli di nonna Speranza e della signorina Felicita, il dialogo d ’ amore tra le cri salidi delle farfalle, la strada montanina in mezzo alle ginestre, cose un po ’ manierate, un po ’ prolisse; ma inventate e limpide e belle, in cui troveremo sempre un poeta». In seguito Gargiulo, pur prendendo, come è noto, l ’ abbaglio di credere le prose su periori alle liriche, intuì la presenza di un narratore nel poeta. Fino a quando Montale, in quella che probabilmente rimane, e non senza ragione, la sua più penetrante prosa critica, non eb be dubbi nel riconoscere che i migliori versi gozzaniani «più che cantare, raccontano, descrivono, commentano», giacché Gozzano «era nato per essere un eccezionale narratore o prosa tore in versi». Eccezionale davvero. Ma per intendere compiu tamente l ’ eccezionaiità di questo «narratore in versi» occorre in primo luogo, a me pare, intendere compiutamente la natura quasi di ossimoro della definizione montaliana; intendere, vo glio dire, che la parola poetica, non già in senso ontologico, ma da un punto di vista compositivo, strutturale, è antipode della parola narrativa. Giacché la prima, spiega Bachtin, è monolo gica e unilinguistica, e la seconda invece è dialogica, pluridi- scorsiva e plurivoca. Mentre infatti lo stile poetico, dovendo dare espressione a un oggetto individuale, a sé stante e incapace di interazioni linguistiche, organizza i propri materiali in una lingua unica e unitaria, cosicché è lecito affermare che «Anche dell ’ altrui il poeta parla nella propria lingua», lo stile narrati vo, essendo l ’ oggetto, per il prosatore, «un centro di voci pluri- discorsive», coniuga una molteplicità di mondi linguistici di versi, all ’ interno dei quali l ’ autore «anche del proprio cerca di parlare in una lingua altrui». L ’ originaria antipodicità struttu rale è dunque presto destinata a ridursi sotto la pressione che esercita il dinamismo centrifugo dell ’ universo narrativo: se uno dei due poli cresce, quando cresce, in modo discontinuo e in misura di rado cospicua, l ’ altro polo si espande incessantemen te e, dilatandosi, provoca l ’ innesco della «romanzizzazione». In anni in cui Flaubert, così insistentemente richiamato da Ser ra, è ancora tanto presente, anche dopo l ’ «epurazione» che ne ha compiuto Laforgue, o, forse, anche in grazia di quell ’ «epu razione», da apparire a Pound, s ’ è visto, l ’ iniziatore di un pro cesso che trova niente meno che in Joyce il suo prosecutore; in un momento, insomma, in cui la «romanzizzazione» tocca ve rosimilmente uno dei suoi vertici più alti, l ’ eccezionaiità di Gozzano come «narratore in versi» sta allora non tanto nel pervasivo ma esterno e tuttavia anomalo dialogismo dei suoi testi più significativi quanto piuttosto nel fatto che egli arriva alla parola per saturazione linguistica e costruisce quindi il suo

70

Made with FlippingBook - Online catalogs