Problemi della transizione 1980

Modello economico e New Deal

L ’ economia americana per di più fu colpita in quel periodo da una inversione di tendenza del ciclo molto più grave di quella subita dagli altri paesi sviluppati (l ’ indice della produzione industriale, ad esempio, cadde nel 1938, dato pari a cento il 1937, a 75) 7 . In ogni caso, è ormai empiricamente verifi cato che solo con l ’ entrata degli Stati Uniti nel conflitto, nel 1941, cominciano a registrarsi andamenti soddisfacenti di tutti i maggiori in dicatori, sia aggregati che disaggregati a livello di settore e di ramo d ’ attività 8 . Basterà men zionare qualche dato. Il PNL, misurato in dol lari costanti 1939, crebbe dagli 88,6 miliardi del 1941 ai 135 del 1944. Il comparto indu striale, che nel 1939 rappresentava il 29% del PNL, nel 1944 era salito al 38% sbis . 2. Non riteniamo di entrare tuttavia nel merito del dibattito interpretativo sulle ragioni di questo andamento perchè ci preme sottoli neare invece una questione di diverso ordine. Non ci sembra determinante, infatti, sapere fi no a che punto il New Deal sia stato (o meno) keynesiano, e neppure se Roosevelt abbia nella sostanza raggiunto (o meno) l ’ obiettivo di ri lanciare l ’ economia americana in modo non o ter precario 8 . Ci appare più significativa invece la verifica di un nodo problematico di interpretazione dell ’ età del New Deal su cui, con la parziale ec

cezione di alcuni storici «revisionisti» come W.A. Williams, poco è stato scritto. Se, cioè, l ’ Amministrazione rooseveltiana (più che il New Deal in senso stretto, congelato dalle de cisioni della Corte Suprema dal 1935-36) negli anni Trenta abbia avuto (o meno) la funzione di coordinare gli sforzi dei maggiori settori del capitalismo «corporato» verso una nuova e più ampia fase espansiva di carattere interna zionale, quella postbellica, da preparare attra verso la creazione delle «condizioni» di un «nuovo ordine economico mondiale» quale sarà quello del periodo fra il 1945 e il 1973. Su questo punto di sostanza il dibattito è del tutto aperto. Andrebbe anzitutto definito il concetto di «coordinamento» e quello di «re lazione» fra governo e dinamica degli interessi 9 , nonché quello di «ordine economi co mondiale» 10 . Non entreremo però nel me rito di questioni di carattere teorico. Ci limite remo in questa sede a mettere in luce soprat tutto gli elementi che chiameremo di «necessi tà», diretti al ristabilimento di rapporti d ’ in terdipendenza con il resto del mondo, che era no già impliciti nel sistema economico degli Stati Uniti fin dagli anni Trenta, e che avreb bero prima o poi impegnato l ’ Amministrazio- ne a stabilire relazioni strette con l ’ Europa in primo luogo (e i suoi imperi coloniali), ma an che con il Giappone (e la sua zona di influenza in Asia) 11 .

implicitamente la tesi di un New Deal con sapevolmente «Keynesiano» che avrebbe chiaramente organizzato in funzione anti ciclica, la politica economica, inclusa quel la fiscale e la manovra della spesa pubblica. Mentre a questo proposito l ’ opinione più recente degli studiosi sembra essere quella di un Roosevelt «inconsapevole» (o quasi) del suo essere «pre-keynesiano», soprattut to per ciò che riguarda l ’ uso delle più inno vative fra le politiche anticongiunturali, e in primo luogo quella fiscale (vedi: K in - dleberger (1973); G ordon (1974-1978) pp. 70-76; H ansen (1963); F riedman e S chwartz (1963); S tein (1969); G al - braith (1952). Qualora si privilegiasse la seconda opzione si sarebbe di fronte invece alla tesi di coloro che, leggendo la ripresa 1932-37 come det tata da una germinazione spontanea del l ’ economia americana, rilevano che pro prio nella politica economica di Roosevelt e dei suoi organismi di controllo della eco nomia, oltre che nell ’ autorità monetaria, vada ricercata la ragione principale della interruzione del ciclo ascendente che non a caso — si sostiene — ebbe i più gravi effetti soprattutto negli Stati Uniti (vedi: G or don [1974, 1978] pp. 74-75). Indubbia mente, tutta una serie di misure assunte dalla Federai Reserve (aumento dell ’ obbli- go di riserva del sistema bancario: + 50% nell ’ agosto 1936 e +33,50% nel maggio 1937), dal Dipartimento del Tesoro (con la sterilizzazione delle importazioni d ’ oro),

7 L eague (1939). 8 C ouncil of E conomic A dvisers (1978); R ostow (1978a) e ( 1 978b); D ept of C ommerce , B ureau of C ensus (1975); M ilward (1977) p. 63 e tabella 4; G ambino (1975). 8 ^1S M ilward (1977), pp. 64-65. gter Queste indicazioni sommarie e l ’ analisi dei dati hanno posto nel passato e pongono indubbiamente anche oggi quesiti interpre tativi, ai quali, a questo stadio dell ’ indagi ne, è difficile rispondere con esattezza. Su alcuni di essi, si è appuntata l ’ attenzione, sia degli storici sia degli economisti. Si trat terebbe cioè di comprendere: a) se il New Deal abbia indotto, sia pure in modo fragi le e provvisorio, una «recovery» dell ’ appa rato economico e produttivo del paese, a discapito delle leggi e dei provvedimenti di politica economica e sociale posti in essere dall ’ Amministrazione fin dai primi mesi del 1933; b) oppure, se la ripresa del 1933-37 non sia altro che il risultato del libero gioco delle forze del mercato, della discreta dina mica espansiva di alcuni settori e rami di attività, del fatto che la Depressione aveva creato un eccesso di liquidità e che la cadu ta dei saggi d ’ interesse era giunta a livelli tali da rendere operante perfino la legge di Say. Le due tesi, come si vede, si contrap pongono, anche ideologicamente, ma non coprono tutto lo spettro analitico. In ogni caso, qualora si optasse per la prima delle due opzioni interpretative si accoglierebbe

nonché dell ’ Amministrazione nel suo com plesso, che dimezzò il deficit federale ordi nario in due anni, fra il 1936 e il 1937 (da 3,9 miliardi di dollari a 1,8, e anche questo disavanzo pressoché bilanciato per intero dall ’ afflusso di fondi proveniente dai con tributi previdenziali), ebbero un ruolo nel lo spegnere l ’ espansione (G ordon [1974, 1978] p. 68 e segg.; R ostow [1 978a] pp. ; K indleberger [1973] pp. 271- 274). Sarebbe peraltro ingiusto negare gli effetti positivi indotti dal programma dei lavori pubblici, dall ’ azione di alcune agen- ze (NIRA, AAA, etc.) sul sistema socieco nomico, e i benefici risultati che alcune di sposizioni dell ’ Amministrazione indussero sulla domanda effettiva. 9 C arr (1939) p. 117 e segg. 10 W illiams (1955); H offmann (1978), 1° Capitolo; B onaparte (1976), Introdu zione. 11 S houp e M inter (1977) pp. 22-28 e poi 28-32.

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