Problemi della transizione 1980
Modello economico e New Deal
ti destinati al consumo individuale, più che non quelli di base o primari, a registrare tassi di crescita ininterrotti perfino durante la sta gnazione (come il rayon che crebbe del 19% all ’ anno in media a partire dal 1913 fino alla fine degli anni Trenta) 47 . 6. Su questa ipotesi centrale della modifica zione strutturale del modello produttivo du rante gli anni Venti e, sia pure meno veloce mente, negli anni Trenta, nonché intorno al ruolo più o meno determinante svolto dai «set tori trainanti» e innovativi negli Stati Uniti, cui il New Deal e Roosevelt diedero un contri buto decisivo a mantenere in vita le «condizio ni» per la sua «globalizzazione», vi è stato un vivace dibattito, soprattutto fra economisti e storici economici americani, che è tuttora in corso. L ’ importanza di questo dibattito, a no stro parere, non risiede tanto nel fatto che esso dovrebbe dirimere il problema storiografico di quale sia stato il «motore» dello sviluppo eco nomico americano nel periodo fra le due guer re, quanto piuttosto nel contributo che esso può dare alla conferma (ovvero allo smantella mento) dell ’ ipotesi che abbiamo affacciato: se il «modello» degli anni Venti necessitasse (op pure no) di «globalizzarsi» per dispiegare pie namente le proprie potenzialità e se Roosevelt abbia svolto la funzione (oppure no) di per mettere siffatta «globalizzazione» con la guer ra. Harold Vatter 48 , ad esempio, ha respinto l ’ ipotesi di una «rivoluzione dei beni di consu mo durevole» durante gli anni Venti e Trenta, ma il suo impiego di dati, molto aggregati, rende poco credibili le sue affermazioni, men tre le analisi di William Shaw 49 , basate su dati più disaggregati, sembrano confermare sia la tesi di Rostow sia quelle di Milward, di Sven- nilson e anche, parzialmente, di Landes. In effetti, Shaw rileva che, mentre fra il 1869 e il 1909, la proporzione dei beni dure voli rispetto al totale dei consumi era sempre oscillata fra un minimo del 10,5% e un massi mo del 12,8%, tale percentuale, successiva mente, tese a crescere costantemente fino a raggiungere, nel 1919, il 19% e quasi il 25% nel 1929 50 . È stato osservato a questo proposito 51 , a critica degli orientamenti di Shaw e di Rostow
più indietro: la Gran Bretagna era a 18 nel 1926, a 21 nel 1930, a 40 nel 1950; la Francia a 15 nel 1926, a 20 nel 1930, a 38 nel 1950; la Germania a 4 nel 1926, all nel 1950 (con una punta massima di 20 nel 1938) 44 . L ’ esempio dell ’ automobile è particolarmen te significativo soprattutto per le implicazioni indirette che il suo sviluppo comportò su una vasta gamma di attività produttive a quella collegate, nonché per gli effetti che provocò sull ’ assetto del territorio, sulla costruzione di strade e infrastrutture, sul sistema di trasporto merci. Nel 1938, ad esempio, l ’ industria dell ’ auto americana era ormai il più grosso consumatore di prodotti di ben 12 importanti settori di base, fra quali i laminati metallici, i trafilati, la ghisa, le ferroleghe, la benzina, la gomma, il vetro, il nickel, il piombo, i tessili per tappezzerie 45 . Analogo fenomeno di diffusione e diversifi cazione dei prodotti, anche se non così emble matico come quello dell ’ auto, fu alimentato negli Stati Uniti dall ’ e/ettnc/tó. In questo vasto settore produttivo la Depressione del 1929 non indusse altro che una diminuzione relati vamente limitata della produzione e dei consu mi. Si ebbe invece per converso un rafforza mento consistente nell ’ efficienza della produ zione di energia elettrica. Fu proprio negli anni Trenta, infatti, che venne prendendo forma quel mercato di massa dei beni di consumo du revole (essenzialmente elettrodomestici) che, altrove in Europa, non raggiunse gli stessi li velli di diffusione fino al decennio successivo alla fine della seconda guerra mondiale. No nostante che la produzione di energia elettrica fosse concentrata in impianti industriali con un elevato rapporto capitale/addetto, l ’ intero sistema complesso elettricità, inclusa la costruzione delle centrali di potenza e delle li nee di distribuzione, nonché la produzione di generatori, radio, aspirapolvere, frigoriferi, ferri da stiro, ecc., tutti beni di consumo indi viduale di massa, indusse una considerevole crescita dell ’ occupazione perfino durante il pe riodo più nero della crisi 46 . Lo stesso accadde grosso modo anche per i prodotti chimici. Come si comprende bene, anche all ’ interno della amplissima gamma di produzioni chimiche, furono proprio i prodot
50 Cfr. le tesi Shaw in nota R ostow (1978a), p. 756. 51 K indleberger (1973), p. 194 (in nota).
44 R ostow (1978a), vedi tab III - 40 e 41. 45 R ostow (1978a), p. 211. 46 R ostow (1978a), p. 214. 47 R ostow (1978a), tab. Ili - 41, cit. 48 V atter (1967). 49 S haw (1947).
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