Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

(ma anche di Fabricant e Shiskin 52 ), che du rante la Depressione, e successivamente con il New Deal, il comportamento del settore dei beni di consumo durevoli non avrebbe mostra to uno scostamento sensibile rispetto all ’ anda mento degli investimenti complessivi in im pianti, attrezzature o scorte, soprattutto nella fase di svolta inferiore del ciclo e nella ripresa dopo la crisi (1933-1937). Il che attenuerebbe la credibilità della tesi che sostiene il ruolo «trainante» del settore dei beni di consumo durevoli. Rostow risponde a queste critiche dicendo che proprio la mancanza di una autonoma cre scita della spesa per consumi in beni durevoli negli anni Trenta era stata la causa della lun ghezza dello stato depressivo dell ’ economia americana, e non, viceversa, un effetto della caduta della domanda effettiva e del livello globale degli investimenti. A noi sembra che perfino i termini di questa contesa diano implicita conferma del fatto che la politica economica del New Deal non è stata in grado di alimentare con misure anticon giunturali e l ’ uso della spesa pubblica una vera ripresa, non tanto perché Roosevelt fosse in consapevole dei «segreti» meccanismi dell ’ ac celeratore keynesiano e/o delle politiche della domanda aggregata, quando perché la crisi delle relazioni economiche e finanziarie inter nazionali, la rottura del sistema monetario, e l ’ ondata protezionistica 53 impedivano oggetti vamente l ’ unica soluzione possibile, quella del la «globalizzazione» del modello sperimentato in patria negli anni Venti 54 . Indubbiamente, al di là di quella internazio nalista, vi sono anche altre spiegazioni (ricor date di passaggio da Kindleberger): da quella di Friedman, che riconduce ad errori nella po litica di controllo dell ’ offerta di moneta da parte delle autorità americane la causa princi pale della drammatica recessione, a quella di Robbins, che ritiene invece decisivo il cattivo uso del Gold Standard, formalmente restaura to nel 1925, da parte della Gran Bretagna e delle altre maggiori potenze, ovvero alla tesi di Keynes, che attribuisce la responsabilità della crisi ad una deflazione erroneamente imposta ta, fino a quella di coloro che si rifanno a ipo tesi interne al ciclo di lungo periodo come

Hansen, alla teoria degli squilibri e/o spropor zioni fra settori produttivi, nonché a ipotesi di impianto marxiano del tipo: crisi di sovrap produzione e/o di realizzo. Ma a noi sembra che la tesi della causazione «esogena» e «inter nazionalista» rispetto al sistema politico eco nomico colga più nel segno delle altre 55 . 7. L ’ elenco più dettagliato e sintetico dei «fattori» di origine internazionale, intesi come cause determinanti della crisi, è riportato da Gordon 56 . Ne ricordiamo alcuni che ci sembrano mol to indicativi per la tesi che sosteniamo, cioè quella secondo cui l ’ ewt/zrowwew^ economico mondiale è stato il principale elemento frenan te della ripresa americana, e quindi del proces so di «globalizzazione» del nuovo modello economico basato sui settori trainanti 57 . In primo luogo un ruolo importante fu gio cato dalla già menzionata interruzione dei pre stiti internazionali, nonché dalla pressione dell ’ offerta sui prezzi dei principali prodotti di base, sia agricoli che industriali. Tali variazio ni ebbero effetti negativi sull ’ andamento degli indicatori dei principali partners degli Stati Uniti. Accaduti fra il 1928 e il 1929, questi eventi ebbero delle conseguenze dirette, sia pure rela tivamente limitate, anche sull ’ economia ameri cana. Ma soprattutto — ed è questo che conta — determinarono effetti indiretti importanti in tutto l ’ Occidente. Lo spostamento verso il bas so delle aspettative a breve termine, in una si tuazione di overinvestiment, produsse con traccolpi a catena che si rifletterono anche sul le aspettative a lungo termine, determinate fra l ’ altro dall ’ andamento «erratico» dei capitali a breve termine. Non ci sembra invece del tutto convincente la tesi di Hansen 58, paradossalmente simile a quella di Williams, che attribuisce la stagna zione degli anni Trenta al declino incrementale della popolazione ed all ’ arresto dell ’ espansio ne territoriale subito dagli Stati Uniti alla fine del secolo XIX. Erano stati infatti proprio questi fattori strutturali, insieme allo sviluppo della tecnolo gia, quelli che avrebbero determinato, secon do Hansen, lo sviluppo degli investimenti

52 F abricant e S hiskin (1940). 53 K indleberger (1973), p. 191, tab. 13 e ancora p. 172. 54 V ernon (1971); W illiams (1958). 55 Ancora in K indleberger (1973), pp. 291-292. 56 G ordon (1974, 1978), pp. 78 e segg.

57 R ostow (1978a), pp. 227-228. 58 Vedi il giudizio di G ordon (1974, 1978), sulla tesi di Hansen nella nota 30, p. 79 dell ’ edizione italiana e poi diretta- mente H ansen (1945).

82

Made with FlippingBook - Online catalogs