Problemi della transizione 1980

Modello economico e New Deal

gli Stati Uniti in Europa Occidentale, dopo la seconda guerra mondiale, collega in relazione stretta sia le determinanti interne che le proie zioni esterne del capitalismo statunitense e del suo modello di sviluppo. 8. Se questa accezione concettuale è vera, allora il linkage tra cause esterne e interne del la crisi diventa un elemento rivelatore. In effetti sul versante interno era il carattere stesso dei beni di consumo individuale, dure voli e semidurevoli, sui quali aveva fatto perno il boom degli anni Venti ad operare come uno degli ostacoli più importanti alla ripresa degli anni Trenta, sia negli Stati Uniti sia all ’ estero. L ’ alto grado di elasticità della domanda, re lativamente al reddito, delle linee di prodotti dei «settori trainanti» faceva sì che, a differen za dell ’ industria tessile (di quella cotoniera in particolare) i beni durevoli (auto, elettrodome stici, ma anche costruzioni residenziali subur bane, ecc.) fossero particolarmente sensibili alla crisi depressiva e, come tali, se non stimo lati, difficilmente avrebbero potuto far da vo lano autogeno di una ripresa espansiva che fosse anche solida e duratura. I beni di consu mo durevoli, infatti, rispondono ancor oggi a bisogni che sono non immediatamente primari e che quindi diventano «posponibili» nella lo ro soddisfazione qualora il reddito familiare complessivo si contragga a seguito di una re cessione e/o all ’ aumento della disoccupazio ne 63 . Se questa specificità del settore è tuttora pre sente nel processo di formazione della doman da dei beni di consumo, essa era tanto più vali da negli anni Trenta, allorché la «cultura» dei consumi durevoli non era ancora diffusa a li vello di massa, come invece accadrà solo a partire dal secondo decennio posbellico. «A differenza delle ferrovie, ovvero delle co struzioni navali più efficienti, o anche dell ’ in troduzione di acciaio o macchine utensili, che riducono i costi, — scrive Rostow 64 — i nuovi

nell ’ economia statunitense, dalla seconda me tà del secolo XIX fino alla fine degli anni Ven ti. Ci sembra però di rintracciare, anche all ’ in terno di questa linea interpretativa, qualche elemento che andrebbe più dettagliatamente analizzato. In particolare, la consapevolezza, implicita in Hansen e in altri studiosi, che la «maturità economica» ovvero la «stagnazione secolare» derivassero fra l ’ altro anche da quelli che Hansen definisce come i limiti alla «espan sione territoriale» degli Stati Uniti. Questo specifico punto, che perfino Schumpeter 59 non sottovaluta, sull ’ importanza dei «fattori eso geni» fra le cause della Depressione, in realtà diventa un elemento di spiegazione della sta gnazione negli anni Trenta solo a patto che es so venga messo in relazione con il carattere in novativo strutturale del boom degli anni Venti e dello sviluppo dei «Settori Trainanti». Ov viamente, la nostra interpretazione del fattore «espansione territoriale» va al di là, sia del concetto tradizionale di «frontiera», sia di quello più recente di «imperialismo». La «frontiera», infatti, all ’ interno del continente nordamericano, aveva cessato di esistere già alla fine degli anni Novanta del secolo passa to. Quanto al concetto di «imperialismo», nell ’ accettazione della cultura statunitense 60 , esso era andato costruendosi su due rotaie pa rallele, l ’ una di carattere economico, con il «Principio della Porta Aperta» in Asia, l ’ altro di ordine politico con la guerra ispano americana del 1898 e la conquista di colonie e possedimenti territoriali oltremare 61 . Il fattore «espansione territoriale» implica invece l ’ assunzione di una teoria dell ’ imperiali smo, meno generica di quella del dibattito all ’ interno degli Stati Uniti al cadere del seco lo, che abbia radici di derivazione hobsoniana e poi più latamente marxista 62 . In questo senso anche l ’ idea di «necessità», implicita nel comportamento politico-militare e nella penetrazione economico-finanziaria de

di esercitare. Prese tempo agli economisti e ai politici accettare il fatto che, quando la crescita è giunta a dipendere dalla diffusio ne dell ’ automobile, dai beni di consumo durevole alimentati dall ’ energia elettrica, e dalla dislocazione della gente nelle aree su burbane, allora è necessario sostenere il li vello del reddito attraverso politiche pub bliche se si vuole che i settori traianti di ele vato consumo di massa si sviluppino ad un ritmo capace di garantire un pieno impiego relativo». Vedi inoltre, per un ’ analisi stati stica dell ’ andamento dello stock dei beni durevoli di consumo negli Stati Uniti fra il 1925 e il 1977, l ’ articolo di M usgrave (1979), già citato. 64 R ostow (1978a), p. 219.

61 Su questa prima fase dell'imperialismo americano si rimanda anzitutto ad A qua rone (1973) che rappresenta un ’ ampia sin tesi sulla ricerca storiografica statunitense sulla materia. 62 Per una rassegna del dibattito marxista sull ’ imperialismo si rinvia a O wen e S ut - cliffe (1972). 63 Dice molto esplicitamente R ostow (1978a), p. 229, che «solo un ’ America lu cida ed efficiente nella capacità di rallenta re e rovesciare la spirale discendente del reddito e dell ’ occupazione avrebbe potuto, probabilmente, esser in grado di guidare anche le prospettive mondiali e ambire ad assumere quella leadership internazionale che, essa sola, era nella possibilità tecnica

59 S chumpeter (1939, 1964), pp. 409- 410 dell ’ edizione italiana condotta sulla se conda edizione americana ridotta del 1964. 60 Cfr. in W illiams (1955), pp. 125-163. la dissacrante tesi per ricercare le radici cul turali e ideologiche dell ’ espansionismo sta tunitense nel dopoguerra. In particolare si veda l'interpretazione data al ruolo svolto dal pensiero di Turner, Brook Adams, e, per converso, da Charles Board, nei con fronti della politica estera di Theodore Roosevelt e Wilson prima, di F.D. Roose velt poi, e finalmente delle Amministrazio ni federali del dopoguerra. Vedi inoltre B airati (1976); A quarone (1973).

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