Problemi della transizione 1980
Per quale agricoltura culturale che ad esso fa riferimento: la precisazione delle dire zioni e degli obiettivi di trasformazione della società in senso socialista. Non vi sono le condizioni, a me sembra, per pensare già ora a contributi sistematici su questo problema; può però esse re utile tentare di puntualizzare alcune tematiche su cui avviare una riflessione più approfondita e continuativa. Ed è appunto questo l ’ obiettivo che ci si pone in questa sede dove, assoluta- mente senza presunzioni di compiutezza, si vogliono avanzare solo alcune considerazioni su specifiche problematiche. Pre mettendo a ciò l ’ esplicitazione della convinzione che l ’ ordine dei problemi che attualmente riguardano l ’ agricoltura è pro fondamente mutato e di conseguenza richiede l ’ approntamento di una strumentazione teorica e pragmatica all ’ altezza delle di mensioni in cui ci si muove, con una puntuale verifica del se e quanto rispondano alla situazione ed ai problemi attuali gli ap procci analitici e politici finora prevalenti. 2 — Il più raffinato bagaglio analitico da tempo disponi bile nelle scienze sociali ha certamente fatto raggiungere note voli risultati nello studio della composizione sociale del settore agricolo. E molti passi in avanti si sono fatti quando l ’ analisi delle classi sociali agricole, che dalla scuola serpieriana era sta ta condotta con un approccio essenzialmente settorialistico 3 , è stata rapportata al funzionamento in generale del mercato del lavoro nazionale 4 ed internazionale ed alle forme che è venuta assumendo l ’ economia dualistica anche in agricoltura 5, mentre quest ’ ultima era stata genericamente vista solo come uno dei poli del dualismo stesso. Ma ancora persistono difficoltà a se guire i rapidi mutamenti di collocazione dell ’ agricoltura nell ’ economia e nella società, ed ancora difficilmente ci si libera da un ’ ottica tutto sommato settorialistica quando gli avveni menti interni all ’ agricoltura sono visti solo come di risulta ri spetto a quelli esterni. E incontestabile, ad esempio, che il set tore primario abbia costituito negli anni cinquanta e sessanta un serbatoio di manodopera dal quale attingere, o nel quale re spingere, forza-lavoro a seconda delle esigenze del sistema nel suo complesso. Ed è indubbio che questa funzione non può ri tenersi del tutto esaurita (soprattutto in alcune regioni meridio nali). Ma si può ancora sostenere che l ’ agricoltura sia la com ponente primaria dell ’ esercito industriale di riserva 6 di fronte all ’ incredibile spinta sull ’ offerta di lavoro che proviene dai cen tri urbani e dalle masse giovanili 7 ? Quando infatti ci si avvicina al livello del 10% di incidenza della occupazione agricola sul totale, — ed in Italia la media non è lontana mentre in molte re
3 Di A. S erpieri cfr., in particolare da questo punto di vista, La guerra e le classi rurali italiane, Bari 1930, e La struttura so ciale dell ’ agricoltura italiana, Roma 1947. 4 Su questo punto di vista si rimanda alla antologia curata da S. V inci , Il mercato del lavoro in Italia, Milano 1974, e a M. P aci , Mercato del lavoro e classi sociali in Italia, Bologna 1973. 5 A. G raziani , Crisi e ristrutturazione nell ’ economia italiana, Torino 1975. E molti saggi contenuti nella più recente an tologia curata dallo stesso autore, L ’ econo mia italiana dal 1945 ad oggi, Bologna 1980.
6 G. M ottura , E. P ugliese , Agricoltura, Mezzogiorno e mercato del lavoro, Bolo gna 1975. 7 Una interessante analisi a questo propo sito è stata condotta recentemente da Pu gliese in una ricerca sulla disoccupazione giovanile a Napoli ed in Campania, non ancora pubblicata.
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