Problemi della transizione 1980

Modello economico e New Deal

dell ’ adesione statunitense alla Società delle Nazioni, attaccò vivacemente l ’ imposizione di barriere tariffarie, attraverso lo Smoot- Hatvley Act, come una delle cause della Depressione 89 . Successivamente, in più occa sioni, il nuovo Presidente, nonostante le di chiarazioni di stampo isolazionista che in più occasioni ebbe a rilasciare, tentò sempre di ria prire i canali delle relazioni economiche,mone tarie e finanziarie con l ’ estero. Perfino al momento della seconda Confe renza Economica Mondiale (1933), quando Roosevelt decise di svalutare il dollaro rispetto all ’ oro nonostante che gli Stati Uniti registras sero allora un surplus della bilancia commer ciale, facendo praticamente fallire l ’ intera assi se internazionale, è possibile leggere un tenta tivo presidenziale di evitare, oltre all ’ emergere di nuove spinte deflattive all ’ interno, anche la caduta delle esportazioni americane, al di là degli esigui limiti entro cui la crisi aveva co stretto il commercio mondiale 90 . Ma anche qualora si volesse sostenere la te si, più accreditata, di un Roosevelt e di una équipe di governo tutti presi dalla necessità di risolvere anzitutto i problemi sollevati dalla politica interna, e che attribuisce la rigidezza dell ’ atteggiamento americano verso l ’ estero all ’ inesperienza e alla sottovalutazione delle implicazioni internazionali di quell ’ atto, non si potrebbe negare che l ’ operazione, sia pur bru tale e unilaterale, portava il segno di una scelta politica che non poteva essere valutata in ter mini strettamente nazionalistici, ma anzi prefi gurava la possibilità di impiegare un giorno non lontano il dollaro come moneta politica- mente efficace nell ’ area internazionale 91 . Tal quale è poi accaduto in fin troppe occasioni fi no ai giorni nostri. D ’ altro canto è da considerare che perfino Lord Keynes, in quell ’ epoca, sosteneva tesi apertamente «nazionaliste», nonostante che non si possa attribuire all ’ economista britanni co uno spirito «isolazionista». Tanto è vero che proprio valutando il senso del messaggio che Roosevelt aveva indirizzato alla Conferen za, e che tanto scalpore aveva suscitato, Key nes dichiarò che il Presidente americano «was magnificently right» 92 . Già nel 1936 però Roosevelt ebbe a modifi

care la sua posizione troppo «interna» cercan do, con l ’ Accordo Monetario Tripartito (fra USA, Francia e Gran Bretagna), di stabilizzare il sistema di pagamenti internazionali. L ’ anno seguente poi, di fronte alla recessio ne che si profilava, con l ’ accrescersi delle au tarchie nazionali e della politica di riarmo in Europa e in Asia Orientale, il Presidente ame ricano cominciò a convincersi della necessità, e soprattutto della possibilità, di intervenire, sia pure alla lontana, nelle cose internazionali 93, al fine di evitare che l ’ assenza degli Stati Uniti dal gioco europeo mettesse in pericolo le «potenzialità» del nuovo modello economico americano 94 . Inizia proprio con l ’ anno 1939, infatti,l ’ atti vità di «programmazione» di politica estera a lungo termine, in materia economica geopoli tica e militare 95, dalla quale uscirà progressi vamente il disegno di un mondo «americano», governato dagli Stati Uniti anche attraverso l ’ imposizione di un modello economico comu ne (v. Notter). 15. Questa operazione a largo raggio susci tava però numerosi interrogativi sul suo esito anche fra coloro che l ’ avevano parzialmente ispirata. Ciò è in qualche misura dimostrato dalla preoccupazione diffusa che animava, all ’ inizio del conflitto in Europa, i gruppi diri genti statunitensi, sia del grande capitalismo monopolistico, industriale e finanziario, come anche gli ambienti «internazionalisti» del per sonale politico e di governo, intorno alle con seguenze sociali ed economiche del conflitto. I timori che la riconversione dell ’ apparato pro duttivo e la smobilitazione delle truppe com battenti potessero riproporre le condizioni di sottoutilizzo delle risorse che avevano caratte rizzato il decennio precedente, anche in termi ni di caduta del saggio medio di profitto, di sbocchi di mercato, di caduta della domanda governativa, e quindi di riduzione degli inve stimenti, erano molto consistenti, e non del tutto infondati 96 . «Fin dal 1941 il National Resources Plan ning Board — scrive Milward — si proponeva di mantenere il reddito nazionale al livello mi nimo di 100 miliardi di dollari». Un tale obiet tivo, ben presto superato nei fatti, rendeva ne

92 K indleberger (1973), p. 261 e inoltre confronta in W illiams (1957, alle pp. 142 e segg.) sulle radici anche culturali della politica estera di Roosevelt. 93 L anger e G leason (19 ); S chlesin ger J r . (1957, 1960); L euchtenburg (1963); B urns (1970).

94 S houp e M inter (1977). 95 S houp e M inter (1977); Y ergin (1977); W illiams (1959); G addis (1972); L anger e G leason (1952); D ivine

89 Cfr. il discorso di F.D. Roosevelt tenuto a Sioux City, Jowa, il 12 settembre 1929, citato in K indleberger (1977), p. 132. 90 K indleberger (1973), p. 228; B urns (1956). 91 K indleberger (1973), pp. 216-228 e C arr (1939), pp. 124-125.

(1967); H o ' rowitz (1971). 96 M ilward (1977), p. 330.

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