Problemi della transizione 1981

Modelli scientifici

ontologica rispettiva di continuo e discontinuo in rapporto l ’ uno all ’ altro; si tratta di un problema che probabilmente è il lusorio, perché del continuo allo stato puro non si può dire niente. Il continuo allo stato puro è omogeneo; non si può se parare un punto, un elemento del continuo, dall ’ altro e perciò non appena si vuol far scienza — di fatto, cioè, dire qualcosa — si deve pensare alla formula cara a Wittgenstein: «Wovon man nicht sprechen kann, darùber muss man schweigen». («Su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere»). Effettivamente, del continuo allo stato puro non c ’ è niente da dire e a questo punto, perciò, ci si arresta e se si vuole dav vero fare qualcosa si è condotti a discretizzare in una maniera o nell ’ altra il continuo per renderlo accessibile a una certa de scrizione. Per fare dunque del continuo l ’ oggetto di una cono scenza si è costretti a porvi dei segni distintivi, a discretizzarlo in un modo o nell ’ altro; la controversia mi appare, sotto que sto punto di vista, completamente priva di oggetto. Personal mente, persisto nel credere a una priorità ontologica del conti nuo, ma riconosco volentieri che se si vuole dirne qualcosa bi sogna farvi qualche segno distintivo. Ciò termina pressapoco i rilievi, le osservazioni, che vole vo fare sulla relazione del Signor Granger. Avevo preparato alcune osservazioni in collegamento con i biologi A. Danchin e forse, in una certa misura, Pierre Jacob, in quanto figlio di Francois. Mi permetterete, forse, di presentare quelle osserva zioni che sono legate a un problema di cui si è discusso abba stanza poco fin qui: si tratta del problema dei livelli gerarchici di organizzazione che si osservano in molte morfologie. Il tito lo di questo colloquio, che parla di rete, o reticolo, di modelli, suggerisce — non c ’ è che da guardare l ’ emblema del colloquio — delle morfologie aventi un carattere gerarchico; per esem pio, voi qui potete vedere dei triangoli che il disegnatore ha voluto considerare come entità elementari che si potevano trattare in maniera univoca; di conseguenza, si pone il proble ma della gerarchia dei livelli di organizzazione che si incontra in un gran numero di scienze, in particolare in biologia e nelle scienze umane, le scienze sociali in particolare. Questo problema è molto interessante dal punto di vista filosofico perché pone parecchie questioni: 1) Come definire un livello gerarchico di organizzazione? La risposta, in gene rale, non è evidente; 2) In che senso si può attribuire una certa autonomia, dal punto di vista del potere esplicativo e del po tere predittivo, a un livello dato di organizzazione, indipen dentemente dai livelli inferiori, cioè più fini, e dai livelli supe riori, più rozzi, fra i quali può essere inserito? Mi permetterò semplicemente di fare qualche rapida osservazione a questo proposito, e ciò non ci porterà forse tanto lontano dalla pro blematica del qualitativo nella scienza. Punto primo: come definire un livello gerarchico di orga nizzazione? Qui ci si scontra con una difficoltà teorica assai considerevole che è stata messa un po ’ in cortocircuito dalla introduzione rapida, e in generale non molto ponderata, della nozione di sistema e della nozione di individuo. Se si volesse affrontare il problema da un punto di vista strettamente mor fologico così come si pone, ad esempio, in biologia, si sarebbe portati a porsi il problema dell ’ elemento. Un livello gerarchico

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