Problemi della transizione 1981
Modelli scientifici
molto meglio alla descrizione di queste morfologie. E da questo punto di vista, nella misura in cui la fisica è una scienza morfologica (ciò che solleva d ’ altronde un proble ma abbastanza interessante, grosso modo: perché la fisica non è una scienza morfologica?), gli elementi morfologici che si in contrano nello studio degli ambienti ordinati evocano struttu re di carattere molto più geometrico, come le sfogliature, le particolarità delle sfogliature, per esempio i difetti nei cristalli liquidi. Tutto ciò suggerisce una situazione in cui il concetto di individuo — così com ’ è visualizzato, come una scatola nera con delle entrate e delle uscite, o una palla che controlla i suoi flussi in ingresso e in uscita — questo concetto perde, in larga misura, la sua validità. Ciò non significa che non si possano immaginare dei livelli gerarchici di organizzazione in un cri stallo liquido; si può avere ad esempio prima, la struttura re golare del cristallo liquido, che può presentare dei difetti — e i difetti stessi possono organizzarsi secondo strutture a caratte re periodico o cristallino, possono formare configurazioni che possono ripetersi — poi, si possono unire queste configurazio ni in configurazioni più grandi che formeranno esse stesse l ’ oggetto di un ’ altra simmetria, ecc.. Ma allora, il concetto matematico che servirà, a quel pun to, per definire il livello di organizzazione sarà un concetto del tipo spezzatura di simmetria o rottura di simmetria, ma affat to il concetto di individuo. Dunque, al livello della fisica, in generale, la forma è descritta molto più facilmente e corretta- mente come una rottura di simmetria dello spazio vuoto che come un individuo effettivo. Si pone allora il problema di capire da dove può scaturire precisamente questa visione sistematica dell ’ individuo. E a questo proposito ci si può porre un problema che, per quanto mi riguarda, considero davvero interessante: esistono dei cri teri formali che permettono di distinguere una morfologia vi vente, o originata dall ’ azione degli essere viventi, da una mor fologia che sia puramente inanimata, che scaturisca, cioè, dal gioco più o meno caotico delle forze naturali? Sono abbastan za tentato di pensare che ci siano effettivamente dei criteri pu ramente morfologici che permettono di distinguere una mor fologia vivente, o originata dall ’ azione degli esseri viventi, da una morfologia puramente inanimata. Uno dei criteri che pro porrò è, precisamente, la distinzione fondamentale, nel caso di una cellula vivente, fra l ’ interno e l ’ esterno. L ’ interno è l ’ ambiente vivente, l ’ esterno è l ’ ambiente del mondo inanima to; la parete che separa questi due tipi di regime è una parete che ha un carattere fondamentalmente asimmetrico nel senso che il mondo vivente è, in una certa misura, capace di imitare il mondo esterno, mentre si hanno tutte le ragioni di pensare che il mondo esterno non è in grado di imitare il mondo vi vente. C ’ è, sotto questo aspetto, una sorta di asimmetria fon damentale che fa sì che l ’ interno della cellula o l ’ interno della palla vivente lasci nelle morfologie non viventi una traccia che può essere caratterizzata come un ’ impronta, ed è questa im pronta che si interpreterà immediatamente come la manifesta zione della vita, in contrapposizione a una specie di regime ze ro, un regime senza segno distintivo, che è il regime del mon do esterno. E questa esistenza di una sorta di regime zero non
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