Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

appare nelle morfologie fisiche — nelle morfologie puramente fisiche. Se avete un sistema cristallino che ha due regimi, due sistemi cristallini che si addossano lungo una parete, non ave te ragione alcuna di preferire un sistema cristallino all ’ altro. In queste morfologie inanimate non c ’ è un regime preferenziale; al contrario, nelle morfologie viventi, o scaturite da viventi, c ’ è sempre questa opposizione fondamentale fra l ’ interno vi vente e l ’ esterno non vivente. Non mi meraviglierei se si potes se spingere questa metafora abbastanza lontano da dire che anche nel pensiero formale la grande distinzione fra il pensie ro geometrico — puramente geometrico — e il pensiero for male del logico, sta nel fatto che nel pensiero dei sistemi for mali (nella misura in cui si pensa quando si trattano i sistemi formali), è possibile trattare l ’ elemento come una specie di bu co vuoto ma con un segno distintivo arbitrario, è la realizza zione di questa immaginazione biologica dell ’ individuo viven te, per contrapposizione al bianco della pagina, esterno al simbolo, che è in rapporto ad esso il regime zero, il regime del mondo esterno. In questo senso, l ’ esistenza di un regime zero, di un regime neutro, mi appare come una caratteristica di si stemi viventi o scaturiti da viventi. E in quanto morfologia i sistemi simbolici del pensiero umano soddisfano, quando li si consideri astrattamente, questo criterio dell ’ esistenza di un re gime zero, il bianco, la fine del telegramma, la parete che se gna la transizione con il bianco. Tutto ciò mi porta ad accennare, infine, al problema del livello gerarchico d ’ organizzazione, che era il problema che mi interessava all ’ inizio. Paragoniamo, se volete, a questi problemi di livello, di de scrizione in un sistema fisico, ciò che accade in una scienza fondamentalmente umana come la linguistica. Se considerate la descrizione del linguaggio parlato constatate immediata mente l ’ esistenza di ciò che i nostri colleghi linguisti definisco no la doppia articolazione, cioè la possibilità di distinguere due livelli: il livello fonologico — il livello dei fonemi, fonemi che si connettono reciprocamente per mezzo di concatenazioni temporali per costruire le sillabe, e il formalismo che governa questa concatenazione di fonemi in sillabe costituisce l ’ oggetto della fonologia — costituirà la prima articolazione. Si ha inve ce la seconda articolazione dove si considereranno quegli ag gregati di sillabe che sono le parole (spero che non ci sarà fra voi un linguista di professione che si indisporrà perché parlo di parole, dato che in linguistica si discute ancora di sapere che cos ’ è una parola, ma io non voglio discutere questo pro blema), e queste parole costituiranno in seguito le frasi. Ora, una frase ha, in generale, un ’ unità semantica ben caratterizza ta, e la parola ha essa stessa un ’ unità semantica ben caratteriz zata. In quanto morfologia essa soddisfa a quella condizione, di cui parlavo pocanzi, di avere un regime zero. Una parola ha un ’ origine e una fine, in quanto espressione del flusso audi tivo o articolatorio, e pertanto ci troviamo veramente in una situazione analoga a quella dei sistemi formali di cui parlavo pocanzi. Ci sono tutte le ragioni di pensare che le regole che permettono di descrivere le condizioni di concatenazione, di aggregazione dei fonemi nelle sillabe da un lato, delle parole nelle frasi dall ’ altro, siano regole di natura completamente di

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