Problemi della transizione 1981
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
consisteva anche nel monopartitisnio democratico, si trasfor ma ora in un nuovo regionalismo, più direttamente impegna to in una cultura politica di conservatorismo libellista a forte contenuto ideologico, al fine di tutelare le condizioni sociali e politiche che presiedono alla crescita del peso della regione. Non per caso i presidenti degli anni settanta vengono tutti dal «Southern rim» (Nixon e Reagan dalla California, Carter dalla Georgia), come dal sud venivano molti dei candidati al le ultime elezioni (Connally dal Texas, Baker dal Tennessee). Il partito repubblicano ha quindi acquisito una connota zione ideologica aggressiva, tendente ad organizzare politica- mente l ’ opinione conservatrice e tradizionalista. Reagan è nato come il leader di questa ala «dura» contro i moderati Ford e Bush, ala che già nel 1964 aveva portato alla candidatura per la presidenza il sen. Goldwater dell ’ Arizona: la differenza significativa dei cambiamenti del sistema politico è che men tre Goldwater aveva subito una dura sconfitta, Reagan ha ora vinto clamorosamente. Il nuovo partito repubblicano cer ca di sintetizzare diversi elementi: l ’ accento non batte tanto sul conservatorismo moderato del grande management tradi zionale della costa est, ma su un tradizionalismo popu lista, legato a valori individualistici, competitivi; questi sono visti come l ’ eredità di una tradizione nazionale, contraria all ’ intellettualismo dell ’ est (spesso venata di antiebraismo, da to che l ’ intellettuale è spesso impersonato dall ’ ebreo di New York), antifemminista, antinera, tradizionalista in materia di costume. Sul terreno del recupero della tradizione nazionale nel campo dei valori, ma anche del rinnovato benessere, il partito repubblicano tenta di conquistare i voti operai e pic colo borghesi delle zone di industrializzazione tradizionale, la cui stabile fedeltà democratica sembra definitivamente messa in discussione dalla crisi del welfare e la cui identificazione di partito di medio-lungo periodo sembra incerta ed aperta alla competizione di nuove proposte credibili. I repubblicani neoconservatori si presentano come i veri sostenitori di una politica di «cambiamento» contro l ’ Ameri ca ufficiale e il nuovo establishment democratico rappresen tato da un governo federale onnicomprensivo, dallo spreco di risorse di un sempre più vasto assistenzialismo, dall ’ egoi smo delle grandi burocrazie sindacali, statali e manageriali, nel caso delle industrie maggiormente legate all ’ interventismo pubblico. Il «change» repubblicano consisterebbe essenzial mente in un abbandono della politica di distribuzione assi stenziale di risorse con una erosione della capacità produttiva e competitiva del paese, per spostare l ’ accento verso una «reindustrializzazione» capace di ridare slancio alla produ zione e lavoro sicuro alla massa degli americani. Di fronte alla difficoltà della grande mediazione «socialdemocratica» fondata sullo sviluppo economico e l ’ acquisizione del consen so sociale attraverso il grande interventismo statale, il nuovo conservatorismo promette agli strati popolari fino a ieri «ga rantiti» di reintegrare le basi economiche del loro benessere, di far prevalere il loro tradizionalismo culturale, di sostenerli infine nel conflitto con le grandi burocrazie centrali e gli strati «assistiti». Sotto molti aspetti, il nuovo partito repub blicano sembra avvicinarsi alle opinioni dei conservatori in
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