Problemi della transizione 1981
I partiti politici americani
glesi della signora Thatcher. Reagan ha rivendicato al partito repubblicano per la pri ma volta l ’ eredità della lezione di Franklin Roosevelt e del suo New Deal. Il richiamo storico è indubbiamente immoti vato (Roosevelt ha rappresentato probabilmente il tentativo di patto sociale che più si approssima a una sistemazione so cialdemocratica nel senso europeo del termine), ma è abile politicamente, se rivendica ai repubblicani la capacità di portare il paese fuori dalla crisi. Secondo questa logica, che ha avuto certo una presa elettorale significativa, le parti degli anni trenta si sono invertite ma il problema è lo stesso. Co me allora i repubblicani, oggi sarebbe l ’ establishment demo cratico a generare crisi, e toccherebbe al partito di Lincoln porvi rimedio. D ’ altra parte, se l ’ uscita dalla crisi viene con cepita come un ritorno a principi più liberistici e di mercato, è indubbio, come mostrano tutti i rilevamenti di opinione pubblica, che i repubblicani sono più credibili dei democrati ci su questo terreno: la formula della politica economica di Reagan sembra consistere in un cospicuo taglio della spesa di «welfare» che ne salva (safety net) la base newdealista, ma riduce drasticamente la «svolta assistenziale» degli anni john- soniani; uno degli scopi principali consisterebbe nella ridu zione del senso di sicurezza dei disoccupati derivante dallo stato assistenziale, per recuperare margini di manovra sul mercato del lavoro e sui livelli di salario. Si aggiungerebbe poi la riduzione delle tasse sia agli operai, piccola borghesia, piccoli risparmiatori (soprattutto tasse sulla casa e sulle pro prietà immobiliari), che all ’ industria in chiave di stimolo agli investimenti; lo smantellamento del vincolismo federale (già iniziato ampiamente da Carter) con un recupero delle condi zioni di mercato (o meglio e spesso, della discrezionalità eco nomica delle grandi imprese) (deregulation), in una serie di settori significativi; in un rilancio della posizione internazio nale del paese e della sua economia interna attraverso un va stissimo programma di riarmo (che beneficia il sud e l ’ ovest), in una generale politica di decentralizzazione che, mentre si accorda con nuovi fenomeni socio-economici (la larga fetta di economia sommersa del sud-ovest, dove esistono circa 9 milioni di immigrati illegali), vuole ridurre, spesso sotto l ’ eti chetta della democrazia locale, una serie di conquiste di inte grazione sociale, economica e culturale, che nel novecento hanno trovato i maggiori sostenitori soprattutto a livello fe derale. Malgrado oggi i democratici sembrino completamente di sorientati dalla forza della vittoria reaganiana e dalla cam biale di credibilità che l ’ opinione pubblica gli ha concesso, tuttavia alcuni tentativi di risposta iniziano forse ad emerge re, anche se in modo ancora approssimativo e fumoso. È probabile che queste proposte divengano più chiare quando la politica economica governativa comincerà a incontrare dif ficoltà ed insuccessi. La prima ipotesi, identificata con il se natore Kennedy, riprende l ’ ispirazione della socialdemocrazia
Le ipotesi dei democratici: socialdemocrazia e «new politics»
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