Problemi della transizione 1981
Note sulla politica internazionale dell ’ amministrazione Reagan
di Mario Zucconi
La nuova amministrazione repubblicana si è insediata a Washington ormai da diversi mesi. Tuttavia ci vorrà ancora del tempo perché si definisca, con qualche precisione e coeren za, una sua politica estera. E questo non tanto per la brevità del periodo già trascorso, quanto per la complessità del conte sto politico — interno e internazionale — in cui la sua iniziati va si sviluppa. In evidente contrasto con le politiche subito enunciate all ’ inizio del 1977, più spesso che non, in questi mesi, gli at tuali responsabili della politica estera di Washington hanno seguitato ad insistere che su questa o quella questione il gover no sta ancora elaborando la propria posizione: a proposito della Repubblica Popolare Cinese, riguardo al diritto del mare in discussione alle Nazioni Unite, e su altre questioni ancora. E di questo tenore sono state anche le dichiarazioni del Dipar timento di Stato sulla politica africana e quella mediorientale del governo all ’ indomani dei viaggi rispettivamente dell ’ assi- stente-segretario di Stato designato per gli Affari africani Che ster A. Crocker e del segretario di Stato Alexander M. Haig Jr. Tanta cautela — maggiore negli ultimi due mesi che non all ’ inizio, bisogna dire, anche se sembra riguardare di meno il segretario alla Difesa Caspar W. Weinberger — nasce, natu ralmente, prima di tutto dalle difficoltà in cui si sono trovate parecchie delle iniziative intraprese dall ’ amministrazione. Su questo, tuttavia, tornerò più avanti. Quello che invece è im portante notare subito è che la politica estera di Reagan, par tita con impeto su alcuni temi di fondo quanto generici, sta attraversando ora una fase di aggiustamento imposta dalla complessità dei problemi che si trova di fronte.
Le incertezze e le contraddizioni che l ’ hanno fin qui carat terizzata hanno attirato sull ’ iniziativa internazionale della nuova amministrazione critiche analoghe a quelle che per anni erano state rivolte a Carter. In questi mesi, infatti, le reazioni dei commentatori americani sono diventate progressivamente
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