Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

fu una novità anche per il suo carattere autoctono. L ’ impor tanza dei rifugiati politici per la diffusione del socialismo, e soprattutto del marxismo nell ’ età della II Internazionale, è già stata oggetto di qualche ricerca, e gli anni ’ 30 furono disgra ziatamente un periodo di fuoruscitismo politico di proporzio ni massicce. L ’ influsso di questi emigrati sulla vita intellettuale dei paesi ospitanti fu indubbiamente profondo, in Inghilterra e ancor più negli Stati Uniti, meno, forse, in Francia, ma sul marxismo delle nuove generazioni, che ora si volgevano in quella direzione in tutto l ’ Occidente, esso influì in misura as sai ridotta. Ciò fu forse dovuto al fatto che la versione del marxismo che raccolse la grande maggioranza dei loro con sensi fu quella legata ai partiti comunisti e all ’ Urss, recente mente diffusa grazie alla traduzione dei «classici» (dei quali facevano ormai parte anche Lenin e Stalin, oltre a Plechanov). Esisteva dunque una versione internazionale standardizzata del marxismo, la cui esemplificazione più sistematica era il ca pitolo Il materialismo storico e il materialismo dialettico nel Breve corso della storia del Pc (b) dell ’ Urss, pubblicato nel 1938. I fuorusciti comunisti non avrebbero dunque portato con sé, né tanto meno propagato in pubblico, idee che sapeva no contrastanti con questa versione ufficiale. I marxisti o i marxisteggianti eterodossi sarebbero stati relativamente isola ti, nella misura in cui la loro eterodossia fosse nota, anche se ai comunisti più ligi non era stato esplicitamente proibito di avere contatti con loro, come invece con i seguaci di Trockij. Altri due fattori contribuivano a diminuire l ’ influenza del la diaspora marxista. Il primo era un problema linguistico: le due lingue principali in cui si erano svolti i primi dibattiti del marxismo, il tedesco e il russo, erano poco o niente conosciu te in Occidente. A parte gli Stati Uniti, non esisteva un grande pubblico di origine russa o tedesca capace di leggere in quelle lingue e insieme interessato alla letteratura di sinistra. Persino gli autori accettati dai comunisti ortodossi erano dunque inac cessibili se non in traduzione. Ma le traduzioni erano poche. La prima raccolta di saggi di Lukàcs pubblicata in inglese è del 1950, e persino un testo fondamentale come gli scritti gio vanili di Marx, uscito già nel 1932, fu conosciuto in Francia soltanto attraverso le due o tre persone che potevano leggerlo in tedesco, e anche questo con un certo ritardo. Per contro, anche la traduzione assumeva un ’ importanza sproporzionata, come dimostra la sensazione che suscitò fra gli scienziati ingle si l ’ articolo di B. Hessen su Newton. Il secondo fattore è costituito dalla progressiva chiusura delle varie società nazionali di fronte all ’ afflusso di esuli. Gli emigranti per ragioni politiche o altre che fuggivano dalla Germania hitleriana furono accolti dall ’ occidente, certo, ma — con la parziale eccezione degli Stati Uniti — lo furono mal volentieri e, salvo casi particolari, non riuscirono a integrarsi, rimanendo figure marginali e spesso sconosciute. L ’ evoluzione del marxismo occidentale si svolse dunque in modo indipen dente dalla tradizione o dalle tradizioni marxiste. Non a caso, forse, la prima — e per molti versi ancora la migliore — opera in inglese sulla teoria economica marxista, che raccoglieva i di battiti e gli sviluppi del periodo della II Internazionale, fu pubblicata negli Stati Uniti, dove la separazione tra il marxi

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