Problemi della transizione 1981
Intellettuali e antifascismo
smo (o la conoscenza del marxismo) degli esuli e la «nuova si nistra» formatasi allora nel paese era meno marcata. La penetrazione del marxismo fu dunque un fenomeno pa radossale: era un prodotto nazionale, non importato, nella misura in cui in ciascun paese avvenne autonomamente da in flussi esterni, fatta eccezione per il comuniSmo ufficiale. Con temporaneamente, però, proprio per questo motivo, nella stragrande maggioranza dei casi essa avvenne in maniera uni forme e standardizzata. Tuttavia questa uniformità non può nascondere una netta tendenza verso la segregazione intellet tuale nazionale, in contrasto sia con il periodo della II Inter nazionale, sia con il carattere internazionale del marxismo in tellettuale a partire dal 1960 circa. Ciò fu dovuto in parte proprio alla struttura centralizzata e disciplinata dell ’ Interna zionale comunista e al carattere sempre più «ufficiale» degli scritti che emanavano da essa e dall ’ Urss, ma che operò — al meno sino al 1948 circa — in modo piuttosto selettivo. Le ri viste comuniste internazionali, pubblicate in numerose lingue, e con qualche diversità di contenuto tra regione e regione, quali ad esempio la «Internazionale Presse-Korrespondenz», si occupavano quasi esclusivamente di problemi politici contin genti, con articoli scritti soprattutto da dirigenti politici e da quelli che potremmo considerare come lo staff internazionale di pubblicisti del movimento. Negli anni ’ 30 non esisteva in nessuna lingua un equivalente della «Neue Zeit». Di conse guenza le riviste teoriche, intellettuali e culturali marxiste o marxisteggianti, che cominciarono a essere pubblicate in vari paesi occidentali alla fine degli anni ’ 30, furono gestite soprat tutto da intellettuali privi di autorità politica, e non ebbero ri sonanza internazionale degna di nota al di fuori dei paesi in cui si parlava la lingua in cui erano scritte, quantunque alcune di esse avessero contatti internazionali. Paradossalmente, esi steva cosi uno spazio per diversità locali e per sviluppi nazio nali dove non esisteva una «linea» internazionale su un parti colare problema, dove l ’ obbligatorietà della «linea» non era stata adeguatamente pubblicizzata. Vi fu dunque, come ve dremo, un ’ intensa teorizzazione marxista indipendente — in Inghilterra, ad esempio, sulle scienze naturali o sulla letteratu ra — che sarebbe stata in parte sacrificata con l ’ imposizione di un ’ ortodossia più onnicomprensiva, nel periodo zdanoviano. In linea di massima, comunque, ciascun paese o area culturale in cui il marxismo non fosse ufficialmente proibito adattò a proprio modo il modello internazionale ufficiale, tenendo conto delle rispettive condizioni locali, uno sviluppo che fu fa cilitato dal cambiamento della linea internazionale del Comin- tern dopo il 1934. Soltanto in un campo si può parlare di autentico interna zionalismo di sinistra degli intellettuali, ed è significativo che sia quello della letteratura e dell ’ arte. Il loro legame con la po litica della sinistra non era dovuto tanto alla riflessione teori ca, quanto all ’ impegno appassionato nelle lotte di quel perio do da parte di chi le praticava o coltivava. Tra l ’ arte e la sini stra si erano ricostituiti forti legami nel corso della prima guerra mondiale non fondati però sulla teoria marxista orto dossa. Solo nel campo della cultura incontriamo, anche tra gli intellettuali comunisti, un ’ autentica resistenza all ’ imposizione
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