Problemi della transizione 1981
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
scienziati, che non provavano altrimenti alcuna particolare simpatia per il marxismo: la rivendicazione da parte degli scienziati di essere trattati come un quarto o quinto «stato» e la critica agli Stati e alle società che non riconoscevano il ruolo fondamentale della scienza per la produzione (e per la guerra), e rifiutavano di pianificare le risorse sociali con il suo aiuto. A quel tempo l ’ appello raccolse tante adesioni per ché gli scienziati ritenevano di essere gli unici a conoscere le implicazioni teoriche e pratiche della nuova rivoluzione scientifica (la fisica nucleare ad esempio). È un ’ ironia della storia che il primo e maggiore successo degli scienziati per convincere i governi dell ’ indispensabilità della teoria scientifi ca moderna per la società sia stato ottenuto nella guerra con tro il fascismo. Ed è un ’ ironia ancor maggiore e più tragica che siano stati scienziati antifascisti a convincere il governo americano della possibilità e della necessità di fabbricare ar mi nucleari, poi realizzate da un ’ équipe internazionale di scienziati in gran parte antifascisti. L ’ ascendente del marxismo fini però col rivelarsi effimero nei confronti di un certo numero di scienziati. Non sarebbe probabilmente durato nemmeno se l ’ evoluzione interna del- l ’ Urss (e soprattutto l ’ affare Lysenko) non avesse provocato in generale il distacco degli scienziati e non avesse reso prati camente insostenibile, dopo il 1948, la posizione di quelli co munisti. Ciò è stato quasi dimenticato dalla storiografia e dai dibattiti marxisti, almeno nel periodo in cui fu di moda so stenere che Marx non aveva nulla da dire — o anche che non intendeva dire nulla — in merito alle scienze naturali, e gli scritti di Engels in proposito vennero disprezzati come opera di uno dei tanti evoluzionisti ottocenteschi, dilettante nel campo della scienza come in quello della filosofia. E tut tavia non si tratta soltanto di ricordare che non si può sotto valutare cosi il rapporto tra marxismo e scienze naturali, bensì di tener presente che esso fu una componente essenziale del marxismo degli intellettuali negli anni della lotta antifa scista. In esso si riflettono insieme la continuità della tradi zione premarxista di razionalismo e progresso, e il riconosci mento che questa tradizione poteva procedere soltanto attra verso una rivoluzione della pratica e della teoria. E contri buisce a farci capire come mai il marxismo storico e dialetti co, nella versione sovietica ortodossa, fu salutato con sincero entusiasmo dagli intellettuali marxisti contemporanei, e non accettato soltanto perché veniva dall ’ Urss. Per i marxisti il marxismo implicava sia la continuità con la vecchia tradizio ne borghese (e in effetti proletaria) della ragione, della scien za e del progresso, sia la sua trasformazione rivoluzionaria nella pratica e nella teoria. Per gli intellettuali non marxisti, invece, che si trovarono insieme con i comunisti, al cui fian co combatterono il nemico comune, il marxismo non aveva alcuna di queste grandi implicazioni teoriche. Essi si trovaro no nello stesso campo dei marxisti; riconoscevano o credeva no di riconoscere atteggiamenti e aspirazioni familiari, anche quando trovavano strane le loro argomentazioni, o quanto meno ammiravano e rispettavano la speranza, la fiducia, lo slancio, la forza morale e molto spesso l ’ eroismo e lo spirito di sacrificio dei giovani votati alla causa, come faceva J. M.
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