Problemi della transizione 1981
Intellettuali e antifascismo
campi di loro competenza; né erano necessariamente turbati dagli errori e dall ’ obsolescenza della Dialettica della natura di Engels. Essi scorgevano nel marxismo un approccio ampio e integrato all ’ universo e a tutto quanto esso contiene, in un ’ età in cui sembrava che tutto si fosse disintegrato, e che per il mo mento non fosse sorto nulla di sostitutivo. Senza tener conto di questo senso di una scienza in crisi, divisa, all ’ inizio degli anni ’ 30, come nel caso della fisica, tra la nuova generazione (Heisenberg, Schròdinger, Dirac) che la spingeva verso nuovi territori senza curarsi della sua coerenza, e «Einstein e Planck... gli ultimi della “ vecchia guardia ” della fisica newto niana», che si attestavano su una difesa «trincerata... incapa ci di lanciare un contrattacco contro le posizioni nemiche», non è possibile comprendere la ricerca di una strada nuova at traverso il materialismo dialettico. Il marxismo, inoltre, offriva un altro importante contribu to alla scienza. La sua applicazione alla storia della scienza fu per molti una vera e propria rivelazione: di qui l ’ enorme im portanza che ebbe per lo sviluppo del marxismo tra gli scien ziati l ’ articolo di B. Hessen sulle radici sociali ed economiche dei Principia di Newton, presentato per la prima volta in In ghilterra in una conferenza del 1931. L ’ articolo integrava il progresso scientifico nelle vicende della società e in tal modo dimostrava che i «paradigmi» della spiegazione scientifica (per usare un termine inventato assai più tardi) non derivava no esclusivamente dalla logica interna dell ’ indagine intellet tuale. Anche in questo caso l ’ effettiva validità delle analisi marxiste concrete non era il problema più importante: lo stes so articolo di Hessen fu subito sottoposto a critiche più che giustificate. Furono piuttosto la novità e la fertilità dell ’ ap proccio a colpire. Ciò fu dovuto in parte anche ai suoi collegamenti con il terzo grande contributo al mondo della scienza, non tanto del marxismo quanto degli scienziati marxisti e dell ’ Urss: l ’ insistenza sul ruolo sociale della scienza, la necessità di pro grammarne lo sviluppo, e il ruolo che in tutto questo doveva spettare allo scienziato. Non a caso il marxismo entrò nei di battiti di un circolo di scienziati e di altri intellettuali inglesi, i «Tots and Quots», agli inizi del 1932, attraverso l ’ articolo del matematico marxista H. Levy (sostenuto da Haldane, Hogben e Bernal) sulla necessità di programmare la scienza «in armonia con le tendenze dello sviluppo sociale». Né fu un caso che in una società come quella francese, dove alla ri cerca scientifica mancava un supporto sistematico, gli scien ziati di sinistra se ne fossero eretti a campioni, e che il gover no del fronte popolare si lasciasse convincere della sua neces sità: il socialista Jean Perrin e il simpatizzante comunista (poi militante) Paul Langevin furono i principali promotori della Caisse nationale de la recherche scientifique — poi trasfor mata in Centre national de la recherche scientifique — e Iré- ne Joliot-Curie divenne sottosegretario di Stato per la Scien za. In questo senso la pubblicazione forse più significativa sulla scienza marxista — e di gran lunga la più influente — fu Thè Social function of science di J. D. Bernal (London 1939), per il semplice motivo che in essa un marxista formu lava sentimenti e opinioni condivisi da una vasta gamma di
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